La parola

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Il commento alla seconda lettura della Liturgia della Parola

I l brano offerto al nostro ascolto rappresenta, nel vangelo secondo Marco, un passaggio decisivo, una sorta di ponte tra la prima e la seconda parte del ministero di Gesù: mentre nella sezione iniziale del racconto, il cuore è l'annuncio del Regno, da parte di Gesù, che si rivela progressivamente nella sua identità messianica, da qui in avanti l'attenzione dell'evangelista si concentra sul destino del Messia Gesù, che si realizzerà nella Pasqua di morte e di risurrezione, e sulla catechesi che il maestro rivolge, in modo particolare, ai suoi discepoli, proprio per introdurli nella

Il racconto di Marco ci conduce a seguire Gesù, che attraversa la regione della Decàpoli, un distretto di città ellenistiche, collocato in una zona ad est d'Israele, nell'attuale Giordania. Siamo dunque in terra pagana, e vi è come un anticipo della missione dei discepoli, che dopo la Pasqua, oltrepasseranno i confini della Palestina: anche nella conclusione del racconto, le espressioni di stupore delle folle, 'Ha fatto bene ogni cosa: fa udire i sordi e fa parlare i muti', tendono ad amplificare l'evento in un orizzonte universale.

Dopo il racconto della moltiplicazione dei pani, l'evangelista Giovanni ci invita a compiere un percorso, che vada oltre l'immediata e immatura ricerca delle folle: queste, infatti, cercano Gesù, senza avere compreso il valore di segno, racchiuso nel gesto dei pani, mentre Cristo desidera che, attraverso il segno, ci si apra al mistero presente nella sua stessa persona.

Con questa domenica iniziamo l'ascolto del capitolo 6° del vangelo di S. Giovanni, interrompendo per alcune settimane la lectio continua del vangelo di Marco: come noto, il quarto evangelista ha raccolto in questo capitolo il racconto della moltiplicazione dei pani e il successivo grande discorso di Gesù sul pane di vita.

Il piccolo quadro offerto dall'evangelista Marco, come introduzione al racconto della prima moltiplicazione dei pani e dei pesci, ci consegna notazioni importanti sul vissuto di Gesù e dei suoi apostoli, e di conseguenza, sulla nostra vita di discepoli. Un primo tratto è l'attenzione che Gesù manifesta verso i suoi, entusiasti per la missione, ma travolti e pressati dalle folle, che non lasciano loro neanche il tempo di mangiare.

Il passo di S. Marco, offerto al nostro ascolto, ha a tema la missione dei Dodici, coinvolti da subito nell'opera di Gesù, profeta itinerante nei villaggi della Galilea. Il primo tratto che l'evangelista mette in rilievo è l'assoluta e libera iniziativa di Cristo, perché è lui che chiama a sé i Dodici, è lui che li invia a due a due, è lui che comunica loro il potere di compiere esorcismi contro gli spiriti impuri, ed è lui a dare indicazioni essenziali su come svolgere il loro compito.

Il breve passo rappresenta, nel racconto di S. Marco, un momento drammatico dell'iniziale attività di Gesù nella sua terra di Galilea: dopo aver destato differenti reazioni, di stupore e d'opposizione, nei villaggi che percorre, Gesù vive ora il ritorno nella sua patria, nella cittadina di Nazaret dove è cresciuto, e nel percorso dei suoi uditori, possiamo leggere le linee di un'esperienza che, in varie forme, si rinnova nel tempo.

I l passo evangelico di questa domenica racchiude la vivace narrazione, da parte di Marco, di due miracoli che si intrecciano: la risurrezione della figlia di Giàiro e la guarigione di un'anonima donna, affetta da emorragia.

'Passiamo all'altra riva': l'invito con cui si apre il passo evangelico acquista il suo pieno significato nel racconto che segue della tempesta sedata sul lago e può essere assunto come una sfida permanente che Cristo rivolge ai suoi discepoli fino a noi.

Nella festa del Corpo e Sangue del Signore, ci viene proposto il racconto dell'istituzione dell'Eucaristia, secondo Marco, che unisce due caratteristiche proprie della tradizione evangelica: da una parte c'è l'intento della memoria, del richiamo all'evento che fonda il gesto eucaristico nell'esistenza dei discepoli, contemporaneamente c'è un chiaro sfondo liturgico, a dimostrazione che i nostri vangeli sono nati dalla vita reale delle prime comunità.