La parola

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Il commento alla seconda lettura della Liturgia della Parola

In quel tempo, mentre la folla gli faceva ressa attorno per ascoltare la parola di Dio, Gesù, stando presso il lago di Gennèsaret, vide due barche accostate alla sponda. I pescatori erano scesi e lavavano le reti. Salì in una barca, che era di Simone, e lo pregò di scostarsi un poco da terra. Sedette e insegnava alle folle dalla barca.Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: «Prendi il largo e gettate le vostre reti per la pesca». Simone rispose: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti».

In quel tempo, Gesù prese a dire nella sinagoga: 'Oggi si è adempiuta questa Scrittura che voi avete udita con i vostri orecchi'. Tutti gli rendevano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca e dicevano: 'Non è il figlio di Giuseppe?'. Ma egli rispose: 'Di certo voi mi citerete il proverbio: Medico, cura te stesso. Quanto abbiamo udito che accadde a Cafàrnao, fallo anche qui, nella tua patria!'. Poi aggiunse: 'Nessun profeta è bene accetto in patria.

In questa domenica, il vangelo proposto al nostro ascolto ci riporta ancora ad un evento di rivelazione, con il primo segno, narrato da Giovanni, nella cornice delle nozze di Cana. Una pagina suggestiva, che tuttavia, non poche volte, è impoverita secondo una lettura moraleggiante e devozionale: in realtà siamo di fronte ad un racconto dalla forte densità teologica, teso a mostrare in Gesù il messia, sposo dell'Israele fedele, che inizia a realizzare una nuova alleanza con i credenti in lui.

In questa domenica, il vangelo proposto al nostro ascolto ci riporta ancora ad un evento di rivelazione, con il primo segno, narrato da Giovanni, nella cornice delle nozze di Cana. Una pagina suggestiva, che tuttavia, non poche volte, è impoverita secondo una lettura moraleggiante e devozionale: in realtà siamo di fronte ad un racconto dalla forte densità teologica, teso a mostrare in Gesù il messia, sposo dell'Israele fedele, che inizia a realizzare una nuova alleanza con i credenti in lui.

N ella festa della Santa Famiglia, si esprime una piena intelligenza, da parte della Chiesa, del mistero dell'Incarnazione: non è soltanto l'istante del concepimento e della nascita del Figlio di Dio fatto uomo, ma la totale assunzione della nostra realtà umana.

Il breve quadro dell'incontro tra Maria ed Elisabetta, tante volte rappresentato nell'arte pittorica cristiana, è una bellissima introduzione al grande mistero del Natale, ormai alle porte, perché in ciò che accade e nelle parole rivolte alla Vergine, c'è la descrizione compiuta dell'evento decisivo, che si apre al riconoscimento stupito della nostra fede. Innanzitutto s'incontrano due donne, la giovane Maria di Nazaret e l'anziana Elisabetta, che hanno sperimentato nella loro carne l'irruzione di una grazia inattesa.

La terza domenica d'Avvento è caratterizzata da una nota di letizia, che riecheggia, in modo particolare, nelle parole di Paolo ai Filippesi: 'Siate sempre lieti nel Signore. Il Signore è vicino!' (Fil 4,4). Apparentemente il motivo della gioia sembra assente nella pagina di Luca, che ci riporta tratti della predicazione di Giovanni: anzi, oltre ad indicazioni chiare che invitano a praticare la condivisione dei beni, la giustizia e a non abusare del proprio potere, Giovanni annuncia il volto di un Messia che sarà giudice e vaglierà le opere degli uomini.

Nel percorso dell'Avvento, siamo accompagnati dalla figura di Giovanni il battista, che immediatamente prepara il popolo d'Israele ad accogliere il Messia ormai presente. Il modo particolare con cui Luca introduce la persona e la predicazione di Giovanni vuole mettere in luce il suo essere profeta, uomo della parola: una parola che investe la vita del Battista, che in lui diviene realtà viva ed efficace. Infatti, secondo lo stile dei profeti dell'Antico Testamento, Luca afferma che 'la parola di Dio venne su Giovanni, figlio di Zaccaria, nel deserto'.

C on questa domenica entriamo nel tempo d'Avvento, che si offre come tempo forte, in preparazione alla solennità del Natale del Signore: in fondo, in ogni periodo liturgico, la Chiesa mette in rilievo, volta per volte, le dimensioni essenziali e normali della vita cristiana. Quindi, ciò che la parola di Dio ci richiama a vivere, in queste settimane, non vale solo per i brevi giorni che ci separano dal Natale, ma indica una realtà permanente dell'esistenza.

L'anno liturgico si chiude con questa celebrazione, a sfondo pasquale, di Cristo, re dell'universo: una confessione luminosa e lieta della signoria di Cristo nel tempo e nella storia. Al di là delle immediate apparenze, secondo le quali, sono ben altri i signori e i grandi del mondo, c'è un unico Signore, che tiene nelle mani il cammino tortuoso e affaticato della storia, c'è un unico Re che non ci tratta da schiavi, né da sudditi, ma ci rende liberi, ci fa partecipare della sua regalità.