La parola
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Il Vangelo della Domenica, Mc 6,30-34

Erano come pecore che non hanno pastore

Il piccolo quadro offerto dall'evangelista Marco, come introduzione al racconto della prima moltiplicazione dei pani e dei pesci, ci consegna notazioni importanti sul vissuto di Gesù e dei suoi apostoli, e di conseguenza, sulla nostra vita di discepoli. Un primo tratto è l'attenzione che Gesù manifesta verso i suoi, entusiasti per la missione, ma travolti e pressati dalle folle, che non lasciano loro neanche il tempo di mangiare.

Il piccolo quadro offerto dall'evangelista Marco, come introduzione al racconto della prima moltiplicazione dei pani e dei pesci, ci consegna notazioni importanti sul vissuto di Gesù e dei suoi apostoli, e di conseguenza, sulla nostra vita di discepoli. Un primo tratto è l'attenzione che Gesù manifesta verso i suoi, entusiasti per la missione, ma travolti e pressati dalle folle, che non lasciano loro neanche il tempo di mangiare. C'è una cura per sé e per la relazione fondamentale con il Signore che viene prima di tutto, e nell'invito del Maestro, possiamo leggere un duplice appello: a saper dare giusti momenti di sosta nella fatica quotidiana, anche per chi è dedito al ministero pastorale, e a scoprire dove sta l'autentico riposo della vita. 'Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un po'': occorrono tempi, nella vita della comunità e delle persone, in cui gustare la gioia della fraternità e dell'amicizia cristiana, tempi in cui stare soli con Gesù, nel silenzio e nell'ascolto più pacato della sua parola, tempi in cui mettere il cuore sull'essenziale che dà respiro a ciò che facciamo, agli impegni e alle responsabilità, che viviamo per il Vangelo. Possiamo leggere, tra le righe, un avvertimento a non scadere in un attivismo pastorale vuoto e frenetico, a non confondere l'efficacia della testimonianza, che nasce dall'esistenza plasmata dalla fede, con l'efficienza del mezzi e dei progetti nostri; rimangono sempre valide le parole che S. Carlo Borromeo rivolgeva ai suoi preti: 'Non darti così tanto agli altri da perdere te stesso!'. Inoltre, nei nostri giorni in cui spesso s'insegue il mito della vacanza e delle ferie, il Vangelo ci riporta al vero riposo, che non è solo stacco dalle attività normali, o svago della mente, ma è tempo della libertà, in cui curare il rapporto vivo con Cristo, e ritrovare in esso la sorgente inesauribile della letizia e dell'energia per affrontare la bellezza e la fatica della vita quotidiana. È un'esperienza facilmente verificabile che ci sono modi di vivere la vacanza che, alla fine, lasciano più vuoti e più stanchi di prima, almeno nel cuore, e ci sono tempi belli, di convivenza, di comunione, di preghiera e di incontro intenso con il creato, che rigenerano veramente l'uomo, anima e corpo. Ma, accanto a questo Vangelo del riposo, nella pagina di Marco, si percepisce immediatamente che nella vita di Gesù c'è una tale passione per la felicità degli uomini, che è disposto a cambiare i suoi piani, e non rimane indifferente di fronte al bisogno delle folle: nel cuore del suo desiderio di stare in disparte con i suoi discepoli, non c'è il minimo ripiegamento solitario o intimistico, ma un riandare alla sorgente, che è il suo rapporto con il Padre, che lo spalanca ai fratelli. Perciò, appena scende dalla barca, e vede la folla che si è messa sulle sue tracce, non resiste alla compassione, davanti alla massa di persone, che gli sembrano 'pecore che non hanno pastore', e si mette ad insegnare.Ecco un secondo tratto che dovrebbe dare forma all'esistenza del discepolo, cioè imparare da Cristo una bruciante passione per il bene dei fratelli, sentire il dolore degli uomini che si perdono, che vivono senza punti certi di riferimento, che, appunto, come pecore senza pastore, rischiano di non trovare pascoli buoni e di bere le acque avvelenate della menzogna e del peccato.Impressiona il fatto che la prima reazione di Gesù non è far miracoli o guarigioni, ma insegnare le grandi cose che possono riempire di luce il cuore dei suoi uditori: il tesoro di cui siamo tutti debitori ai nostri fratelli uomini, è la parola della verità, che risplende nel Vangelo di Cristo. Certo l'annuncio si carica anche della concretezza dei bisogni, s'incarna in gesti ed opere, non a caso, di fronte alla folla affamata, Gesù compirà il miracolo della moltiplicazione dei pani, ma tutto nasce dal dono ricevuto e condiviso di una parola chiara, di una verità scoperta come bellezza e gioia nella vita. Ce lo ha ricordato il Santo Padre Benedetto XVI nella sua recente enciclica 'Caritas in veritate', che fin dall'inizio ripropone il primato del logos, della parola e della verità, che in Dio viene a coincidere con l'amore, con la carità diffusa e donata: 'La carità nella verità, di cui Gesù Cristo s'è fatto testimone con la sua vita terrena e, soprattutto, con la sua morte e risurrezione, è la principale forza propulsiva per il vero sviluppo di ogni persona e dell'umanità intera. È una forza che ha la sua origine in Dio, Amore eterno e verità assoluta' (Caritas in veritate, n. 1). Così l'immagine di Gesù, che alla gente offre innanzitutto il pane della sua parola, rende nuovamente evidente il primo servizio, che siamo chiamati a realizzare, proprio per essere fedeli a Cristo e al bene autentico dell'uomo.Corrado Sanguineti

Erano come pecore che non hanno pastore
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