Carceri. Antigone: “Condizione ai limiti della sopravvivenza”

L’Associazione Antigone ha pubblicato oggi il consueto Rapporto di metà anno 2026, che fotografa la situazione del sistema penitenziario italiano nei primi mesi dell’anno. Antigone, associazione indipendente, nasce nel 1991 per “garantire, con azioni concrete e campagne culturali, diritti e garanzie nel sistema penale e penitenziario, promuovendo una pena che sia in linea con il dettato della Costituzione”. Il Rapporto rileva che i cronici problemi delle carceri italiane e per le persone ristrette si sono aggravati, fino a limiti estremi con il sopraggiungere dell’estate.

Riporta Antigone: “Al 28 luglio 2026, si contano 64.741 persone detenute a fronte di soli 46.343 posti effettivamente disponibili, portando il tasso di affollamento reale al 139,7%. Si tratta di numeri che non si registravano dal 2013, anno della storica condanna dell’Italia da parte della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo per trattamenti inumani e degradanti.”

Una situazione che il caldo rende insopportabile: secondo le rilevazioni di Antigone, nel 44% degli istituti vi sono celle con meno di 3 metri quadrati per persona, celle che spesso restano chiuse per più del 60% della popolazione detenuta, “un dato – scrive Antigone – cresciuto negli anni dopo i negativi passi indietro rispetto al regime delle ‘celle aperte’ e della ‘sorveglianza dinamica’. (…) In alcuni istituti poi le finestre delle celle risultano schermate e questo impedisce anche il passaggio di aria.” Pochi i ventilatori disponibili “preclusi all’acquisto per centinaia di detenuti indigenti” e vietati “i frigoriferi all’interno delle celle e dei corridoi, limitandone l’uso agli spazi comuni”.

La più giovane aveva 21 anni, a Trento, il più anziano 73 a Padova. Sono già 38 le persone che si sono tolte la vita nei primi sette mesi del 2026, nel sistema penitenziario italiano: “Il 50% dei suicidi – commenta Antigone – riguarda persone di origine straniera, evidenziando una loro maggiore vulnerabilità. Anche l’autolesionismo è in forte aumento, con una media di 26,5 atti autolesivi ogni 100 detenuti. Nel 2026, il 9,3% dei detenuti ha diagnosi psichiatriche gravi, con una cronica carenza di ore di assistenza da parte di psichiatri e psicologi. A fronte di questo numero il 20,5% fa regolarmente ricorso a stabilizzanti dell’umore, antipsicotici e antidepressivi ed il 46% ricorre a sedativi o ipnotici.”

Dall’analisi fatta, Antigone trae un giudizio complessivamente negativo delle politiche governative sul carcere: “Il sovraffollamento carcerario che stiamo documentando – sostiene il presidente Patrizio Gonnella – è l’effetto diretto e drammatico di un governo che crea in continuazione nuovi reati e inasprisce le pene. Rispondendo sistematicamente agli eventi di cronaca con una logica emergenziale e repressiva, l’esecutivo sta trasformando le nostre carceri in polveriere.”

Va ricordato che esiste un piano di edilizia penitenziaria per 10.000 nuovi posti entro la fine del 2027 ma, rileva Antigone, “dopo oltre un anno e mezzo (…) i posti disponibili sono addirittura diminuiti di 424 unità”. Anche nel caso dell’annuncio del Ministro della Giustizia Carlo Nordio circa la possibilità di una dimissione dal carcere per 10.000 persone detenute con dipendenza, per Antigone “al di là dei paletti previsti della legge, al di là della mancanza di disponibilità di tanti posti nelle comunità accreditate, la legge prevede una copertura finanziaria annuale per un massimo di 600 persone.” 

Carcere, parte della comunità. Anche in estate
Iniziative della Chiesa genovese per il mondo del carcere