Chiesa e Mondo
Tempo del Creato. Non è ancora troppo tardi
Nel messaggio per il Tempo del Creato (1 settembre / 4 ottobre 2026) Leone XIV esorta a contemplare la bellezza “delle opere del Signore” e della natura e ad assumersi la responsabilità “personale e collettiva nella custodia dell’armonia originale”. Dalla presa di coscienza delle nostre mancanze e dei nostri errori può nascere un nuovo impegno per restaurare le relazioni tra le creature secondo la volontà del loro Artefice. Questo esercizio contemplativo, che favorisce l’incontro con il Signore, costituisce un primo passo verso “un’autentica conversione ecologica, in cui gli effetti dell’incontro con Gesù Cristo si manifestano con evidenza nel rapporto con il mondo che ci circonda (cfr Francesco, Lett. enc. Laudato si’, 217)”. “Ciò che è stato usato per la distruzione può essere reindirizzato verso la vita, per la cura dei poveri, il nutrimento degli affamati e la salvaguardia del creato”. Non è ancora troppo tardi.
Questa forte espressione – “Non è ancora troppo tardi” – richiama alla memoria la storica campagna internazionale lanciata nel 2007 da Focsiv, Caritas Italiana, Acli, Azione Cattolica, CISL e da altre importanti sigle del mondo cattolico e civile. Lo slogan diceva: “Prima che sia troppo tardi”. In quegli anni si chiedeva con forza un maggiore sforzo a favore della cooperazione internazionale e degli aiuti ai Paesi in via di sviluppo, la garanzia che le risorse fossero destinate realmente al benessere dei popoli oppressi dalla miseria e soprattutto la realizzazione degli Obiettivi del Millennio, spingendo i Paesi più ricchi a rispettare gli impegni presi per abbattere la povertà globale entro il 2015.
Nulla o poco è stato fatto. Infatti nel 2015 l’Onu tornava a proclamare un’altra serie di Obiettivi (passando da 8 a 17) raccolti nella tanto famosa “Agenda 2030” per la quale – di nuovo – poco o pochissimo si sta facendo. Scrivo “famosa” con tono ironico perché, soprattutto nella società civile, che dovrebbe fare pressioni su una politica latitante, continuiamo a registare scarsa informazione e debole azione concreta, malgrado l’impegno assiduo di Asvis – Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile e il tentativo di diverse sigle del mondo cattolico (e non solo), anche a Genova, di risvegliare le coscienze e il coinvolgimento.
La conversione ecologica di cui parla papa Leone nel messaggio per il Tempo del Creato ha una radice spirituale, come accennato in apertura, perché parte dal cuore e dall’ascolto contemplativo del Creato per superare la logica del profitto e del dominio. Ma ha anche una dimensione sociale: la crisi climatica è inseparabile dalla giustizia sociale, dalla pace e dalla tutela dei più vulnerabili e occorre passare dalle parole, dalle lamentazioni e dalle invocazioni ai fatti, come suggerisce lo stesso pontefice. Ma cosa non ha funzionato e non funziona? Le ferite della guerra e il degrado della Terra aumentano e lasciano intravedere cupi scenari. Indifferenza? Rassegnazione ad una religione dell’individualismo, del potere, del consumo, di uno sviluppo senza limiti, di un mercato che continua a creare disuguagliane, di politiche senza visione?
Per i cristiani che celebrano il dono della vita, che testimoniano il Dio della vita è improrogabile passare dalle parole ai fatti assumendo impegni che originano dalla fede, dai doni ricevuti, in primis dal dono del Battesimo. Fermarsi a riflettere davanti alle opere di Dio, concedersi qualche minuto di pausa dalla frenesia delle attività quotidiane per gustare la grande armonia di cui siamo parte e assumersi la responsabilità della salvaguardia dell’ambiente e della natura diventa un compito assegnato a ciascuno di noi.
Non si può più far finta di non sapere! L’allarme è già suonato da oltre vent’anni! La calda, caldissima estate che abbiamo vissuto non può ridursi ad alimentare fastidio e ansie. Da tempo e con grandi dettagli si conoscono gli aspetti che stanno influenzando il cambiamento del clima. Anche le recenti catastrofi ambientali (come in Nepal) rischiano di ridursi a fatti di cronaca e le immagini impressionanti a cui assistiamo rischiano solo di fare spettacolo. Facciamo spallucce, Qualche sentimento di compassione e via. Dobbiamo renderci conto che molte realtà e sfide che viviamo non sono “colpa di qualcuno” ma riflettono mancanze ed errori di tutti. Lo ripeto: non si può più far finta di non sapere! Allarmi, lamenti, manifestazioni e contestazioni, proclami, raccolte di firme hanno favorito attenzione, ma non basta!
A questo punto che fare? Lasciamo le belle parole del papa sul foglio di carta o facciamo qualcosa? Ricorriamo a rimedi raffazzonati, non condivisi e non coinvolgenti o diamo inizio ad un movimento incisivo di conoscenza e di coscienza? Dobbiamo affrontare la fatica della connessione tra realtà e i differenti aspetti di questa stagione (culturali, spirituali, economici, legislativi, sociali) perché tutto confluisce nel cammino dell’umanità, tutto in un modo o nell’altro finisce per continuare a fare disastri per la terra e per l’uomo.
Ecco: la pazienza della conversione ecologica, personale e collettiva, auspicata non solo dal pontefice, richiede un esame di coscienza, una persuasione, un’assunzione di responsabilità e di azioni a partire dal pentimento per aver accantonato i principi e i valori che ci caratterizzano come persone di fede, come contemplatori delle “opere del Signore” in vista del bene di tutta l’umanità. C’è tempo per rimediare! E il tempo del Creato è una opportunità: “Ecco il tempo favorevole” (2 Cor 6,2).