Chiesa e Mondo
Una povertà strutturale. Il Report 2026 di Caritas Italiana
Una povertà sempre meno temporanea e sempre più avvertita come “normale e strutturale”. È l’annotazione di fondo del Report statistico nazionale 2026 sulla povertà in Italia, presentato da Caritas Italiana il 16 giugno 2026 nella sede della Conferenza Episcopale Italiana, a Roma.
Il Report, come noto, restituisce dati e voci raccolti dai Centri di Ascolto in Italia, dai servizi e dalle opere presenti nei territori. Alla presentazione hanno partecipato anche i membri del Consiglio nazionale di Caritas Italiana, di cui è membro anche Giuseppe Armas, direttore di Caritas Genova, che ha diffuso il proprio Report locale il 12 giugno scorso.
“Per Caritas Italiana – commenta il direttore don Marco Pagniello– il Report statistico è uno strumento per animare le comunità, aiutare i territori a leggere ciò che cambia e sollecitare politiche più giuste e lungimiranti. Di fronte a povertà sempre più croniche, solitudini crescenti, lavoro povero e difficoltà abitative occorre costruire percorsi, alleanze e responsabilità condivise”.
Anziani, lavoro povero, solitudine, salute, costi dell’abitare
Sono 5,7 milioni le persone che vivono in povertà assoluta in Italia, 2,2 milioni le famiglie che non dispongono delle risorse necessarie per una vita dignitosa.
Nel 2025 la rete Caritas in Italia ha accompagnato oltre 282 mila persone, il 48% in più rispetto a 10 anni prima, nel 2015. È vero, osserva Caritas, che sul 2024 la crescita della povertà è più contenuta rispetto al passato, pari all’1,7%, ma “di fatto non segnala ancora una reale attenuazione delle difficoltà sociali (…) a conferma di una povertà che tende a radicarsi e a diventare condizione stabile nella vita di molte famiglie.” Il 28,1% delle persone incontrate è seguita dalla rete Caritas da almeno 5 anni. In particolar modo, il bisogno riguarda maggiormente le famiglie con figli: il 52% delle persone seguite, scrive Caritas, convive con figli minori.
Spicca l’aumento delle persone anziane, over 65, +191% in dieci anni mentre il totale delle persone incontrate nello stesso periodo è cresciuto “solo” del 48%: “È un dato – osserva Caritas Italiana – che richiama l’attenzione su un intreccio sempre più stretto tra povertà economica, invecchiamento, fragilità sanitaria, indebolimento delle reti familiari e isolamento sociale.”
Proprio l’isolamento e la solitudine (al centro anche del Report di Caritas Genova – leggi “Solitudine, la nuova sfida della carità“) si segnalano come i fattori più preoccupanti all’interno delle dinamiche di povertà e impoverimento: negli ultimi 10 anni le persone sole incontrate dalla rete Caritas sono passate dal 23,8% al 32,9%: “La povertà – scrive Caritas Italiana – si mostra sempre di più come progressivo assottigliarsi dei legami, delle relazioni di prossimità e delle possibilità concrete di essere accompagnati nei momenti di maggiore difficoltà.”
Tra le altre dinamiche di povertà che si aggravano, si conferma il diffondersi del lavoro povero – specie nelle fasce tra i 35 e 54 anni – con il 31,7% contro il 13,3% del 2015, e l’incidenza dei bisogni sanitari (+69% dal 2015), compresi quelli di natura psicologica.
Infine, il Report 2026 di Caritas Italiana rinnova il tema della connessione tra povertà e difficoltà abitativa: nel 2025 la rete Caritas ha incontrato oltre 24mila persone ‘senza casa’ e ‘senza tetto’ ma il tema riguarda anche persone e famiglie che non riescono a far fronte alle spese dell’abitare, pari al 34,9% delle persone ascoltate: una fatica, scrive Caritas, che rappresenta “uno degli snodi più delicati della povertà in Italia, perché incide sulla stabilità delle famiglie, sulla salute, sui percorsi educativi e sulla possibilità stessa di progettare il futuro.”