Chiesa e Mondo
Luca Peyron: “L’Intelligenza artificiale e l’irriducibile pienezza dell’umano”
Don Luca Peyron dice che l’intelligenza artificiale è piemontese: falsa e cortese. E chi lo ascolta capisce. E forse è difficile scegliere se sia più acuta la sintesi o più prezioso il suo esito. Quella che ha tenuto in Liguria l’ultima settimana di luglio è stata la conferenza numero 180. La numero 180 del 2026.
Luca Peyron, che insegna all’Università Cattolica del Sacro Cuore ed è membro dell’Istituto Italiano per l’Intelligenza artificiale applicata all’Industria, gira l’Italia ed esce spesso anche dai suoi confini proprio perché è facile comprendere quello che spiega. Su un tema che pone domande a tutte e tutti per cui oggi la mamma che deve spiegare all’adolescente perché è meglio tradurre una versione di latino senza ChatGPT sente di avere a che fare con una questione grande tanto quanto l’ingegnere che si occupa di robotica e cerca di intuire quale sia davvero il punto che distingue l’umano dall’umanoide.
Intelligenza Artificiale e giovani
Spiazza la sua prima affermazione. L’Intelligenza artificiale, dice, non è uno strumento. “È un ambiente – aggiunge – in cui ci muoviamo, respiriamo, viviamo e forse sarebbe il caso che incominciassimo a volerci un po’ più bene”. Il pensiero va ai giovani. Secondo l’indagine “Il rapporto degli adolescenti con l’Intelligenza Artificiale”, promossa da Save the Children e realizzata da CSA Research su un campione di 800 giovani italiani tra i 15 e i 19 anni, il 92,5% degli adolescenti utilizza strumenti di IA, contro il 46,7% degli adulti. Il 30,9% – quasi un/a ragazzo/a su tre – tutti i giorni o quasi, il 43,3% qualche volta a settimana. Il 41,8% dei ragazzi e delle ragazze afferma di essersi rivolto a strumenti di Intelligenza artificiale per chiedere aiuto in momenti in cui si sentiva triste, solo/a o ansioso/a. Una percentuale simile, oltre il 42%, per chiedere consigli su scelte importanti da fare (relazioni, sentimenti, scuola, lavoro).
Usiamo l’IA o siamo usati?
“L’ Intelligenza artificiale non sa quello che dice, però in qualche modo è costruita per darti ragione – spiega su questo Luca Peyron – è costruita per mantenerti sull’oggetto, quindi ti viene dietro: se un amico dopo un po’ che gli racconti certe cose ti dice: ‘adesso basta, andiamo a giocare, andiamo a fare altre cose‘, l’Intelligenza artificiale continua a farti cavitare nella tua depressione. Quindi soprattutto per chi è più fragile non può essere un aiuto perché semplicemente non è capace di empatia, ma soltanto di manipolazione”. Falsa e cortese.
Un loop che chiunque può facilmente sperimentare. “Mentre noi usiamo l’intelligenza artificiale generativa, abbiamo dei risultati, ma contemporaneamente addestriamo la macchina, conferiamo dati alla macchina e rischiamo di diventare dipendenti dalla macchina. Questo non significa non usare l’intelligenza artificiale generativa, ma rendersi conto che noi la stiamo usando, ma anche lei ci sta anche usando”.
L’economia dell’AI: costa poco… oppure no
In che modo? Innanzitutto colmando il divario relativo ai suoi costi. Ossia, mantenendosi in vita. Perché le tariffe applicate all’utilizzo professionale delle piattaforme non coprono i costi effettivi di un uso intensivo. La società di ricerca indipendente SemiAnalysis ha condotto uno studio su OpenAI e Anthropic secondo cui la forbice fra costi e ricavi aumenta quanto più gli utenti si affidano all’IA per eseguire attività agentiche, ossia non meramente finalizzate a rispondere a una domanda, ma a risolvere un problema, a compiere i passaggi necessari per raggiungere il traguardo indicato, utilizzando applicazioni, dati e software esterni ed eventualmente correggendo in corso d’opera il proprio piano d’azione. Nel test i modelli sono stati impiegati per svolgere compiti complessi, sino a raggiungere i limiti settimanali previsti dagli abbonamenti: è emerso un netto divario tra i costi di un abbonamento flat e quelli a consumo basati sulle tariffe standard. Ad esempio, sfruttando interamente i limiti di utilizzo di un piano da 200 dollari al mese, la spesa stimata a consumo potrebbe raggiungere 14.000 dollari con ChatGPT Pro 20x e 8.000 dollari con Claude Max 20x.
La differenza la coprono le grandi concentrazione industriali e l’industria bellica: “Quando noi utilizziamo l’Intelligenza artificiale generativa addestriamo la macchina, forniamo dati alla macchina e diventiamo sempre più dipendenti dalla macchina. Mettendo in circolo tutto questo, quella stessa macchina viene utilizzata nel resto del mondo per muovere grandi interessi economici, anche legati alla guerra: oggi non esiste nessun evento bellico che non sia determinato da un sistema di IA, da una macchina, quella stessa identica macchina che usiamo noi tutti; noi stiamo utilizzando a costo zero qualcosa che ha un costo pagato da altro. L’IA è un potere nelle mani di poche persone che non sono governate da alcun governo”.
Custodire la pienezza dell’umano
Attenzione, però: l’errore più comune nell’approccio a questi sistemi è quello di antropomorfizzare il loro funzionamento, laddove la discriminante sta nella consapevolezza. Quella che la macchina non ha quando traduce le versioni di latino, quando risponde a domande legate all’affettività e quando indica piani militari e quella che, invece, l’essere umano possiede.
“Io credo che abbiamo due tipi di responsabilità – incalza Luca Peyron – la prima è di tipo personale: è educarci e educare chi è più piccolo di noi a utilizzare in modo proprio l’intelligenza artificiale. Abbiamo però anche una responsabilità collettiva che significa chiedere insieme che la custodia dell’umano sia implementata all’interno di questi sistemi che in un modo o nell’altro possono essere educati: quindi, oltre a essere efficienti, efficaci e veloci come ogni macchina devono avere come primo obiettivo la custodia della pienezza dell’umano.”
La sollecitudine della Chiesa nell’oggi virtuale
“Papa Leone ha scelto il nome pontificale e la sua prima enciclica per dirci quanto l’essere umano di ogni tempo e anche in questo tempo debba essere il nostro fine – aggiunge don Luca -. In questo momento l’intelligenza artificiale è l’ambiente in cui viviamo, quindi custodire l’umano al tempo dell’intelligenza artificiale non può che essere uno dei fini e l’obiettivo anche della Chiesa. L’essere umano è irriducibile nella capacità di amare, nella capacità di essere amato, nella capacità di senso, nella coscienza di sé, nella consapevolezza di essere qui e ora. Tutte questioni che la macchina è in grado di simulare, ma non è in grado di vivere, perché la macchina non esiste, la macchina funziona”.
Una sfida, insomma, anche per la Chiesa: “Per la Chiesa è la sfida tra le sfide, nel senso che la Chiesa da sempre è accanto all’umano, perché la Chiesa crede in un Dio che è autenticamente divino e autenticamente umano. La sfida oggi credo che sia su due fronti. Da una parte “ad intra”: rendersi conto che il mondo a cui noi dobbiamo annunciare il Vangelo è un mondo permeato da questo tipo di tecnologie. Dall’altra parte la Chiesa deve mettersi in dialogo con il mondo per portare quanto Cristo ci ha rivelato della profondità dell’umano, mostrando, e questo credo che sia un compito di tutti i cristiani, la pertinenza del Vangelo con la vita. E questa pertinenza, mai come oggi, io credo che sia attesa dal mondo al di là delle nostre sacrestie”.
Avere cura della magnifica umanità