Scuola. Una sfida: “Rimanere umani”

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Suonano le campanelle in tutte le scuole della regione, torna il trambusto degli zaini nuovi, di grandi e piccoli che si rincontrano dopo tre mesi, l’ansia di chi varca il portone per la prima volta e tutto sommato la gioia degli adulti di vedere i banchi che tornano a riempirsi.

Con il primo giorno di lezioni il 14 settembre si apre ufficialmente un nuovo anno, portando con sé il consueto e febbrile carico di emozioni contrastanti: da un lato le speranze, i sogni e l’entusiasmo per un inizio, dall’altro la persistenza di vecchi problemi culturali e strutturali che continuano ad interrogare il mondo dell’istruzione e a pesare sulla vita di scuole, famiglie e insegnanti.

Affinché questo nuovo inizio non sia una mera ripetizione del passato, sarebbe utile ripartire dalla radice stessa del fare scuola. La vera centralità educativa si gioca infatti sulla capacità di creare un ambiente che include, che mette in relazione le persone e che fa prevenzione attiva. È il superamento della logica individualista richiamata a suo tempo da don Lorenzo Milani: «Ho imparato che il problema degli altri è uguale al mio. Sortirne tutti insieme è la politica. Sortirne da soli è l’avarizia.» Idea forte e sempre attuale soprattutto a fronte di una idea meritocratica che allontana invece la proposta di giocarsi la responsabilità personale insieme con la comunità dei pari.

La scuola dovrebbe essere il luogo dove si impara a non lasciare indietro nessuno, che non giustifica alcuna discriminazione, che valorizza i talenti e gli sforzi di ognuno. Una scuola che al contrario si regge o si giustifica attraverso logiche di punizione, deterrenza e paura tradisce il suo mandato più profondo. L’educazione non può fiorire nel clima algido del timore o della repressione, ma cresce unicamente dove c’è ascolto, fiducia reciproca e cura autentica dell’essere umano. 

È proprio in questa direzione che si inserisce quest’anno il tema guida proposto dalla Diocesi di Genova a tutte le istituzioni scolastiche: un imperativo forte e urgente, “Rimaniamo umani”. Questa idea forza produrrà materiale didattico per ogni ordine di scuola e poi troverà il suo compimento nelle Giornate Per La Scuola che si svolgeranno come al solito a marzo a Palazzo Ducale. Questo invito esorta a riscoprire ogni istituto scolastico innanzitutto come Comunità ovvero come il luogo primario dell’umanizzazione, snodandosi attraverso tre direttrici fondamentali.

La prima ci ricorda che l’umanizzazione esige la centralità assoluta di ogni persona, la quale non si realizza mai nell’isolamento narcisistico, ma in quella vocazione comunitaria dove “la persona umana esiste solo ed esclusivamente decentrandosi per donarsi” (Emanuelle Mounier) trovando cioè il proprio compimento non nel possesso di sé, ma nell’apertura e nell’amore verso il prossimo.

La seconda direttrice punta sullo sviluppo tecnico e scientifico, patrimonio prezioso del nostro tempo, ma non un assoluto e nemmeno il fine dell’esistenza. Giova sempre ricordare che alla base ci deve essere un’etica della responsabilità per cui si deve agire in modo che “gli effetti delle tue azioni siano compatibili con la permanenza di una vita umana autentica” (Hans Jonas) garantendo che la tecnica rimanga sempre a servizio dell’uomo e mai viceversa.

La terza direttrice, infine, individua nell’umanizzazione l’impegno corale a costruire il mondo di domani affinché sia realmente vivibile: un obiettivo che, sulla scia dell’enciclica Laudato si’ di Papa Francesco, impone di tessere una trama di ecologia integrale e di coltivare, come ci esorta Papa Leone, quella “pace disarmata e disarmante” che sa resistere alla violenza e vincerla. Lavorare per la pace oggi, quindi, significa educare i giovani a disarmare i cuori, a rifiutare ogni logica di prevaricazione e a farsi artigiani di fraternità, ricordando che “tutto è connesso” e che la salvaguardia del creato e la pace tra i popoli sono le facce indivisibili di un unico futuro possibile.

L’avvio dell’anno scolastico interpella in prima persona chi la scuola la abita e la fa vivere ogni giorno. Da qui nasce la speranza più autentica rivolta a tutti i docenti, affinché sappiano mettere nel loro lavoro quotidiano passione e coraggio. La passione nel coinvolgere tutto il proprio essere, testa e cuore, per diventare veri testimoni di umanità e non meri trasmettitori di nozioni, e il coraggio per perseguire sempre la verità indispensabile alla crescita critica e libera degli alunni, anche quando questo può divenire impopolare. L’augurio più caloroso e intenso si estende poi a tutti i ragazzi e alle loro famiglie: che questo tempo possa rappresentare una tappa utile nella costruzione della vita personale di ciascuno, un cammino aperto a custodire e realizzare ciò che ogni giovane è chiamato a essere per trovare la propria pienezza nel mondo. 

Come ci ricorda idealmente il Presidente Sergio Mattarella rivolgendosi alle nuove generazioni, occorre raccogliere con coraggio dalle generazioni più adulte il testimone: “Non fermatevi, non scoraggiatevi, prendetevi il vostro futuro perché soltanto così lo donerete alla società”, facendo della scuola – come recita lo spirito profondo della nostra Costituzione – il presidio più alto di democrazia, uguaglianza e libertà.

*Coordinatore Ufficio Scuola Diocesi di Genova