Chiesa e Mondo
Clima, la soglia di 1,5 gradi è ormai destinata a essere superata
L’Onu invita a cambiare prospettiva: non si tratta più soltanto di evitare il superamento, ma di limitarne durata e conseguenze
La soglia di 1,5 gradi di aumento della temperatura media globale rispetto all’epoca preindustriale sarà superata. È la conclusione, ormai difficilmente eludibile, contenuta nel nuovo rapporto del Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (Unep). Un dato che segna un passaggio importante nel modo di affrontare la crisi climatica: l’obiettivo non è più soltanto impedire che quella soglia venga oltrepassata, ma fare tutto il possibile perché il suo superamento sia il più breve e contenuto possibile.
Il limite di 1,5 gradi era stato individuato dall’Accordo di Parigi del 2015 come riferimento fondamentale per contenere gli effetti più gravi del riscaldamento globale. Oggi, però, secondo gli esperti delle Nazioni Unite, quel traguardo non è più realisticamente raggiungibile senza un periodo di “overshoot”, cioè di superamento temporaneo.
Questo non significa che ogni tentativo sia ormai inutile. Al contrario. Il rapporto Limiting Overshoot sottolinea la necessità di tornare al di sotto della soglia il prima possibile, riducendo nel frattempo l’entità del riscaldamento. Ogni frazione di grado evitata può infatti contribuire a limitare i danni e i rischi legati al cambiamento climatico.
Una nuova fase della sfida climatica
La novità più significativa riguarda dunque il cambio di prospettiva. Per anni la discussione si è concentrata sulla possibilità di mantenere l’aumento della temperatura entro 1,5 gradi. Ora la comunità scientifica e le istituzioni sono chiamate a prepararsi anche a uno scenario diverso: un pianeta temporaneamente più caldo, nel quale occorrerà rafforzare le politiche di adattamento e, nello stesso tempo, accelerare la riduzione delle emissioni.
«Dobbiamo convivere con questo mondo più caldo, ma c’è ancora molto che possiamo fare per limitare il riscaldamento globale», osserva Richard Betts, dell’Università di Exeter e coautore del rapporto.
La questione, quindi, non riguarda soltanto il futuro lontano. Temperature più elevate significano maggiori rischi per gli ecosistemi, l’agricoltura, la disponibilità di acqua, la salute e le condizioni di vita delle popolazioni più vulnerabili. E proprio le fasce più fragili della popolazione sono spesso quelle che pagano il prezzo più alto di una crisi alla quale hanno contribuito in misura minore.
Non è tempo di rassegnarsi
Il riconoscimento dell’inevitabile superamento della soglia non equivale dunque a una resa. Piuttosto, impone una maggiore responsabilità. Come sottolineano gli autori del rapporto, occorre ripensare la governance climatica perché gli strumenti oggi disponibili sono stati concepiti soprattutto per evitare il superamento della soglia, non per gestirne le conseguenze.
La sfida diventa allora duplice: ridurre rapidamente le emissioni di gas serra e, contemporaneamente, preparare città, territori e comunità a fronteggiare condizioni climatiche più difficili.
È una prospettiva che richiama anche una responsabilità etica: il cambiamento climatico non è soltanto una questione ambientale, ma riguarda la giustizia tra i popoli e tra le generazioni. Limitare oggi il riscaldamento significa infatti lasciare alle generazioni future un pianeta nel quale i danni siano, per quanto possibile, ancora governabili.
Il dato dell’Onu è dunque un «bagno di realtà», come lo definisce Betts, ma non una dichiarazione di impotenza. La soglia degli 1,5 gradi può essere superata; ciò che resta nelle mani delle scelte politiche, economiche e personali è quanto a lungo resteremo oltre quella soglia e quanto pesanti saranno le conseguenze.