Chiesa e Mondo
Haiti, una guerra invisibile
Il lavoro dei missionari nelle periferie del mondo segnate dalla violenza
Sabato 9 maggio nella Basilica di Santa Maria Maggiore a Roma il cardinale Pietro Parolin ha presieduto la messa per la pace ad Haiti alla presenza del primo ministro haitiano Alix Didier Fils-Aimé. Pregare per la pace in Haiti significa riconoscere apertamente che il Paese vive una vera situazione di guerra, spesso dimenticata dalla comunità internazionale e quasi assente dal racconto dei media. Da quando papa Francesco ha parlato di “terza guerra mondiale a pezzi”, molti hanno sentito finalmente riconosciuta anche la sofferenza del popolo haitiano. Negli anni altri conflitti hanno occupato l’attenzione mondiale, mentre Haiti continua a vivere violenza, instabilità e paura in una sorta di invisibilità. Eppure il suo popolo soffre ogni giorno le conseguenze della guerra: bande armate, povertà estrema, insicurezza e mancanza di prospettive. Per questo l’invito rivolto durante la celebrazione è stato chiaro: vegliare, pregare per la pace e diventare costruttori di pace nella vita quotidiana. Tra gli invitati alla celebrazione erano presenti cinque volti particolarmente legati alla missione della Chiesa ad Haiti: le sorelle di Luisa Dell’Orto, i giovani sacerdoti don Jameson e don Watson della diocesi di Port-de-Paix, oggi studenti in Italia, e suor Rita della congregazione del Preziosissimo Sangue, missionaria per anni a Môle Saint Nicolas. La loro presenza accanto alle autorità haitiane e al Segretario di Stato vaticano è apparsa come un segno concreto di ciò che la Chiesa continua a essere nel Paese caraibico: presenza umile ma attiva, vicina ai più poveri, capace di seminare speranza anche nelle situazioni più difficili. Il ricordo di suor Luisa Dell’Orto resta particolarmente vivo. Missionaria tra i ragazzi delle bidonville di Port-au-Prince, insegnante di filosofia per generazioni di sacerdoti haitiani e fondatrice di un centro educativo per i più fragili, fu uccisa il 25 giugno 2022 in un agguato senza spiegazioni. La sua morte è diventata il simbolo di una Chiesa che non abbandona il popolo haitiano e che continua a denunciare violenza e corruzione, pagando talvolta un prezzo altissimo. La sua testimonianza resta quella di una vita totalmente donata a Dio e agli uomini. Anche i due giovani sacerdoti della diocesi di Port-de-Paix rappresentano il volto giovane della Chiesa haitiana. In una comunità ecclesiale dove molti sacerdoti sono stati ordinati negli ultimi vent’anni, il loro percorso di studio in Italia vuole essere un investimento per il futuro del Paese: apprendere per poi tornare a servizio del proprio popolo. Suor Rita, insieme ad altre religiose missionarie, ha invece condiviso per anni la vita semplice e difficile della popolazione di Môle Saint Nicolas. Grazie all’impegno di più congregazioni italiane è nata una comunità intercongregazionale capace di offrire presenza, preghiera e opere di carità in una zona particolarmente isolata. Una testimonianza concreta di come la pace si costruisca anzitutto nella semplicità della vita condivisa. Anche oggi, nonostante le difficoltà quotidiane, le comunità cristiane continuano a creare “oasi di pace” attraverso piccoli gesti di fraternità, accoglienza e speranza. Haiti, pur segnata dalla guerra, resta una terra profondamente amata da Dio, dove la fede sostiene ancora la vita della gente più povera. L’invito finale è a ricordare Haiti nella preghiera, soprattutto nel tempo di attesa della Pentecoste, chiedendo luce e forza allo Spirito Santo perché sostenga il cammino di pace, giustizia e fraternità del popolo haitiano e dia coraggio a quanti continuano a servire il Vangelo in mezzo alla sofferenza.
