24 maggio: ordinazione sacerdotale di don Andrea Macchiavello

Un percorso di fiducia

Domenica 24 maggio alle ore 16, Solennità di Pentecoste, Andrea Macchiavello riceverà l’ordinazione sacerdotale dalle mani dell’arcivescovo p. Marco Tasca, nella Cattedrale di San Lorenzo. Lo abbiamo incontrato qualche giorno fa, in Seminario sulle alture del Righi, e ne abbiamo colto alcune riflessioni e stati d’animo alla vigilia di questo passaggio fondamentale. Ci accoglie nel salotto, con piccolo spazio cucina annesso, dove i seminaristi condividono i momenti liberi da studio e impegno. Un ambiente essenziale e curato, che ben comunica la fraternità vissuta con i compagni.

Andrea, tra pochi giorni sarai sacerdote della Diocesi di Genova. Quando e come è iniziato il percorso che ti ha portato fino a qui?
È stato un percorso lungo. Sono entrato in seminario a 32 anni ma il cammino è iniziato prima. L’intuizione della vocazione risale alle scuole superiori ma era un po’ come vederti in un film, sentivi qualcosa che ti richiamava, a volte ti sembrava un’illusione o una fantasia, altre addirittura ne avevi paura. All’inizio, forse, era solo una cosa sentimentale, un po’ emotiva, che nel tempo invece si è radicata. Le esperienze che ci sono state prima di entrare in seminario, penso all’università, all’esperienza lavorativa, all’impegno educativo in chiesa, tutto in qualche modo ha contribuito a dare profondità a questa scelta che poi ho accolto. Ecco: la vocazione è un po’ una scelta che si accoglie. E per me ha significato un percorso di discernimento abbastanza lungo, in cui ho unito i puntini che, lungo la vita, si sono manifestati a più riprese, segni, richiami, intuizioni che sono sorti senza che io lo volessi.

Prima di entrare in seminario avevi una carriera avviata, eri stimato nel tuo lavoro. E poi?
E poi mi sono accorto che quello che ho fatto nel tempo e che stavo facendo era molto bello ma non mi bastava. Gli studi, il lavoro, la carriera… Tutto a posto ma sentivo che non era il posto mio, per la vita. Nello stesso tempo ci sono state esperienze che mi hanno in qualche modo confermato nella possibilità di diventare prete: penso all’impegno nel campo educativo con i ragazzi, qualcosa che mi ha fatto respirare l’idea che una vita spesa in una dimensione di gratuità era interessante.

Quanto è difficile oggi dire al mondo che ti circonda: mi faccio prete? Hai sperimentato resistenze?
No. Devo dire che in tutti gli ambienti in cui ero immerso ho sperimentato un’accoglienza veramente positiva della mia scelta. Certo, magari può apparire una roba strana, non si comprende fino in fondo, però ho raccolto una simpatia e una stima per questa decisione veramente grandi.

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