Comunità diocesana
Solitudine, la nuova sfida della carità
IL 12 GIUGNO LE ANTICIPAZIONI DEL REPORT POVERTÀ DI CARITAS GENOVA. UNA RIFLESSIONE PASTORALE
La nostra Caritas Diocesana di Genova presenta venerdì 12 giugno – alle 18 a Quasi Casa in piazza San Matteo – le anticipazioni del Report Povertà 2026 “Abitare le fragilità”. Sottesa ai dati, sta una parola che sempre più interroga la società e la Chiesa: la solitudine. “L’esperienza dei Centri di ascolto Caritas – leggiamo nel Report – mostra come le nuove vulnerabilità siano sempre più multidimensionali. Le persone incontrate non portano soltanto una domanda materiale, ma spesso raccontano vite segnate dalla solitudine, dalla fatica di mantenere legami significativi e dalla percezione di non avere reti di sostegno.” E ancora: “La città appare attraversata da una fragilità che non riguarda soltanto le condizioni economiche, ma anche la possibilità concreta di mantenere relazioni stabili e partecipare alla vita collettiva. In molti casi, le difficoltà materiali si accompagnano a forme di solitudine silenziosa che restano invisibili fino a quando non emergono situazioni di crisi.”
Come diocesi, la solitudine interroga la nostra attenzione pastorale e sfida il nostro modo di essere comunità. Ognuno capisce bene, infatti, che non si rimedia alla solitudine solo con un aiuto materiale: la vera risposta ha a che fare con la dimensione comunitaria, con il creare legami autentici di prossimità, con l’impegno sul proprio territorio, con l’aprirsi delle nostre fraternità ecclesiali. È quanto emerge, nel Report, dall’ascolto che Caritas Genova ha compiuto in questo ultimo anno nel quartiere di Ca’ Nova, che tutti noi conosciamo come CEP, nell’ambito del progetto di Caritas Italiana “Percorsi di Speranza”.
È, infine, il lavoro lungimirante che sta facendo Caritas Diocesana insieme ai giovani di Quasi Casa in Centro Storico, spazio aperto e libero di comunità per il protagonismo giovanile, il dialogo intergenerazionale, il coinvolgimento sul territorio e verso le povertà. Segno di una Chiesa sinodale che si fa prossima alle solitudini con il silenzio dell’ascolto e il coraggio della presenza. Perché, ancora una volta, fare silenzio e ascoltare sono il primo comandamento di Dio e restano il primo passo per leggere le povertà e spezzare l’isolamento in cui vogliamo confinarci.
*Vicario episcopale per la carità Diocesi di Genova
L’articolo integrale è disponibile sul n. 22 de Il Cittadino
