Genova e Liguria
Sulle strade del G8. Eravamo lì per caso?
Nel luglio del 2001 ero nel cuore del G8 di Genova. Un po’ per caso. Avevo 27 anni e, avvocato da pochi mesi, ero tra i legali del Genoa Social Forum. Pensavo sarebbe stato impegno di giorni, invece è stata un’esperienza di cui avverto ancora l’eco.
Senza merito mi sono trovato al centro: in piazza Alimonda dopo la morte di Carlo Giuliani, a Bolzaneto con l’intento di entrare nella caserma delle torture, davanti alla scuola Diaz dopo l’assalto della polizia. La cosa più strana credevo fosse che io, tipico prodotto nell’Azione Cattolica degli anni ‘90, fossi lì. Ma forse un caso non era. Come non era un caso che tanti amici, fratelli nella fede, fossero nei cortei o a Boccadasse a pregare con la speranza di un mondo diverso. Non eravamo lì a caso, ma con delle consapevolezze che ci avevano messo a fianco di tanti altri, accomunati dalla stessa speranza. Cosa lascia oggi quel G8? Abbozzo una visione di insieme.
Non eravamo lì per caso e forse non ce ne siamo mai andati. Ci muoveva – e ci muove – la critica all’evoluzione liberista e individualista del mondo, critica che è il cuore originale del messaggio della Dottrina Sociale. La centralità della persona e la sussidiarietà offrono una visione integrale e integrata in cui la giustizia sociale abbraccia più necessità: un’economia più equa nei rapporti tra i paesi e all’interno dei paesi, la custodia del creato, la pace come condizione imprescindibile.
Raffaele Caruso
Avvocato