Franco Catani saluta Caritas diocesana

Per una di quelle provvidenze che accompagnano la vita di quanti a loro volta si donano, nel giorno in cui Franco Catani, ha salutato la Caritas Diocesana dopo anni di servizio come condirettore, la liturgia presentava il brano della caduta di San Paolo da cavallo, la cecità e la vista recuperata con una prospettiva convertita.
Per Franco è stata una conferma del suo lungo percorso, come ha raccontato congedandosi da quanti operano in Caritas, che lo hanno festeggiato venerdì 24 aprile scorso, insieme al vicario episcopale per la carità don Andrea Parodi e al direttore di Caritas Genova Pippo Armas.
“Posso dire che tutto è cominciato allo stesso modo, a causa di una cecità improvvisa ad un occhio che è stata per me come cadere da cavallo mentre mi trovavo al massimo della mia vita professionale. Era il 1988, io ero un manager delle Partecipazioni Statali con un incarico di capo progetto per la industrializzazione di Taranto. Ad un certo punto non vedo più da un occhio: finisco in ospedale, poi quattro mesi a casa, con molte limitazioni e difficoltà. Nello stesso periodo, in parrocchia iniziamo a chiederci concretamente cosa facciamo per i poveri. Mi coinvolgo, con un gruppetto approntiamo un piccolo locale, iniziamo a dare la colazione, il buono parrucchiere, un panino, piccoli servizi che però, in poco tempo, richiamano quanti hanno necessità di un aiuto materiale e, più profondamente, di un incontro e un conforto. Una nostra amica prepara dei piccoli bracciali per farci riconoscere come volontari, con su scritto ‘Caritas’. Ecco: così è cominciata la mia ‘storia Caritas’ e io la vedo come una profezia. Pensavo poco ai poveri, men che meno pensavo di farmi diacono e invece quell’occhio che non ci vedeva e quel bracciale hanno smosso tutto. Non solo nel mio impegno nella chiesa ma anche nella vita professionale, nella quale ho cambiato modalità e criteri secondo l’ottica del Vangelo: non comandare ma servire. Quasi 40 anni fa la svolta per me è stata il problema di non vederci più e oggi, nel salutare la Caritas, la liturgia ci parla della cecità di Paolo. Credo sia un bel regalo.”
Nel suo lungo impegno ecclesiale Franco Catani è stato al centro dello sviluppo e del percorso formativo dei Centri di Ascolto Vicariali, avviati nei primi anni ‘90 sotto il Card. Giovanni Canestri accanto a quelli parrocchiali già esistenti.
Nel 1996, con il Card. Dionigi Tettamanzi, viene scelto come responsabile della Commissione Emergenze Famiglia. Diventa quindi condirettore di Caritas Diocesana affiancando i direttori don Franco Anfossi, don Marino Poggi e Giuseppe Armas, fino ad oggi.
Dal 2000 è diacono permanente; collabora nella formazione dei candidati al Diaconato Permanente.
“Guardando al cammino fatto in questi anni – conclude Franco Catani – risulta evidente una verità: il povero non è mio ma nostro. Farsi prossimi ai poveri ci invita a vivere la dimensione comunitaria della carità, solidale ed inclusiva, capace di portare avanti a favore degli ultimi uno stimolo costante nei confronti delle istituzioni. Papa Francesco ci ricordava che ‘se c’è qualcosa che abbiamo imparato è che nessuno si salva da solo’. Anche io, dopo tutti questi anni di esperienza, posso dire che nessuno si salva da solo. In questa prospettiva, sento che si chiude il mio servizio in Caritas ma non il mio impegno: in qualche modo so di avere appena iniziato”.