Chiesa e G8. Tasca: “25 anni fa come oggi, denunciare l’ingiustizia, testimoniare Cristo”

Venerdì 24 luglio, con una celebrazione eucaristica presieduta dall’Arcivescovo p. Marco Tasca nella chiesa di S. Antonio di Boccadasse, la Chiesa di Genova ha ricordato l’impegno di giustizia e la testimonianza cristiana che 25 anni fa, nei giorni del G8, coinvolsero migliaia di persone, soprattutto giovani, in 48 ore di preghiera e digiuno per chiedere un mondo diverso, fondato sulla giustizia, l’egualianza, l’equa distribuzione delle risorse, il rispetto del creato, il riconoscimento della dignità di ogni persona e popolo. 

“Proprio qui a Boccadasse – ha ricordato Raffaele Caruso, coordinatore del Tavolo diocesano Giustizia, Pace e Integrità del Creato – si alternarono il digiuno e la preghiera di credenti appartenenti a diverse Chiese cristiane e a differenti tradizioni religiose. Fu un segno profetico di fraternità: uomini e donne di fedi diverse affidarono a Dio l’invocazione della pace, della giustizia e della dignità di ogni persona. Accanto a questa esperienza, cattolici e laici promossero momenti di confronto nelle basiliche di San Siro, dell’Annunziata, di Santa Maria Assunta in Carignano e delle Vigne, affrontando temi come la pace, il debito dei Paesi poveri, la custodia del creato e il consumo responsabile.”

“Il 7 luglio 2001, al Teatro Carlo Felice – ha ricordato ancora Caruso – il Cardinale Dionigi Tettamanzi rivolse ai giovani provenienti da tutta Italia un invito che conserva ancora oggi tutta la sua forza: costruire un’alleanza per il bene comune con i giovani dei Paesi più poveri, diventando profeti di un futuro diverso, nel quale la globalizzazione non lasci indietro gli ultimi, né alimenti ingiustizie, guerre e nuove povertà. In quei giorni i cattolici consegnarono ai Capi di Stato del G8 un Manifesto nel quale affermavano di appartenere a un’unica famiglia umana, chiamata a sentirsi responsabile di ogni uomo e di ogni donna. Ricordiamo tutti la maglietta che indossammo: un solo Padre e sei miliardi di fratelli.”

Nella sua omelia il vescovo Marco Tasca ha richiamato il senso di questa celebrazione eucaristica 25 anni dopo i fatti che sconvolsero la città e cambiarono radicalmente la percezione dei temi in discussione: “Come credenti, siamo chiamati a credere e testimoniare che un mondo diverso è ancora possibile. Anche di fronte a tante evidenze che sembrano dire il contrario. Quelle 48 ore di 25 anni fa passate a pregare sono il segno che un mondo diverso era, è e sarà possibile. Perché il Signore accompagna questa nostra storia e chiede a noi di vedere in essa la Sua presenza, la presenza di Dio Padre che si prende cura di tutti. La vocazione della comunità cristiana è che nessuno resta indietro.”

“Non basta denunciare le ingiustizie. Occorre abitare spazi di fraternità, nei quali il bene comune torni a prevalere sull’interesse individuale, la relazione prevalga sull’indifferenza, la comunità sulla contrapposizione e la polarizzazione. Nel Vangelo di questa sera abbiamo sentito la richiesta di Gesù: “Siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste“. Per noi cristiani la perfezione è Gesù Cristo e il suo stile di vita, il suo modo di affrontare le fatiche e le difficoltà e di lodare il Padre. Questa è la perfezione cristiana. Non è una perfezione formale. Siamo qui insieme per testimoniare la bellezza dello stile di vita di Gesù, il suo accogliere tutti, il suo perdonare, il suo essere vicino agli ultimi per non lasciare indietro nessuno. Chiediamo questa grande grazia al Signore e affidiamo questo nostro mondo che forse non brilla, per pace, per egualianza, per fraternità, per solidarietà.” 

Ricordare il G8 di Genova. Per dovere di futuro

A conclusione della celebrazione, p. Gianmarco Arrigoni OFM Conventuale ha potuto offrire la sua testimonianza di quei giorni del luglio 2001, che egli visse come parroco proprio a Boccadasse.

“Voglio ricordare ciò che nessuno racconta, una storia diversa, oltre le devastazioni e i fatti tragici. Ricordo in primo luogo la fraternità: in quei giorni questo fu un luogo di  accoglienza e fraternità, in cui siamo stati vicini a tante persone e famiglie, spaventate in mezzo alle violenze. Vorrei ricordare i vescovi Luigi Bettazzi e Diego Bona, entrambi già presidenti di Pax Christi, che furono sempre presenti qui, in mezzo ai giovani, e con loro tanti altri preti, religiosi e religiose, i missionari, i rappresentanti di altre confessioni cristiane e di altre religioni.

Ma soprattutto vorrei parlarvi delle lacrime di tantissimi giovani, che ho visto piangere qui, in questa chiesa, in piena notte, in ginocchio, davanti all’immagine del “Cristo Campesino” venuta dall’America Latina a rappresentare il mondo scartato, i lavoratori oppressi dei paesi poveri, le ingiustizie subite da quei popoli. Questa ‘preghiera delle lacrime‘ sui volti smagriti di tanti giovani che pregavano e piangevano qui in ginocchio sono la cosa più bella e la profezia più chiara che mi porterò sempre nel cuore.”