Comunità diocesana
EDITORIALE – Chiesa e artisti, un’alleanza per l’umano
Gratitudine, parola ormai desueta nel nostro mondo. E fa molto piacere che sia Papa Leone ad averla detta aprendo il suo discorso di venerdì 2 ottobre agli “artisti e curatori nell’ambito dell’incontro ‘L’arte della possibilità: tessere insieme’ promosso dal Dicastero per la cultura e l’educazione”. Leggendo le prime righe, il discorso mi restituisce la consapevolezza di una parte del mio percorso, quello laboratoriale al Teatro dell’Ortica, avamposto culturale in Val Bisagno, un territorio dove sono nato e continuo a vivere e dove, con la mia professione, ho sempre cercato di portare benessere.
Un teatro sociale, quello dell’Ortica, che con diversi laboratori si prende cura delle fragilità, dal lavoro con le persone carcerate a “Stranità” con le persone con problemi psichici, dalle donne che hanno subito violenza ai pazienti oncologici. Ed è doveroso citare la nostra Anna Solaro, ideatrice di tutto il teatro di cura.
Papa Leone cita l’inquietudine, che esiste quando l’arte è autentica. La Chiesa non ha mai considerato l’arte un accessorio: con la sua inquietudine, l’artista suscita e stimola in chi lo vede o ascolta sensazioni vere, umane; l’artista si mette in gioco nel creare, ravatta, come si dice a Genova, nel suo vissuto, nei suoi sentimenti, senza risparmio, col fine di comunicarli. Alcune opere avvicinano al Creatore più di tante parole, sono immediate, arrivano nel profondo dell’animo e questo può farlo l’arte più vera. L’artista da sempre è considerato scomodo, soprattutto dai regimi totalitari ma non solo. Il potere vuole un popolo succube, l’artista provoca scintille, va emarginato, esiliato, denigrato e in certi casi eliminato, perché fa pensare e il pensare non giova ai giochetti di potere. Nel suo discorso Papa Leone cita l’intelligenza artificiale, oggi molto in voga tra i potenti di turno che, per addolcirla, la chiamano “superintelligenza”. Leone esalta il lavoro dell’artista, ci ricorda che agli algoritmi manca la scintilla e che è l’arte il motore di ricerca dell’umano: “L’arte – dice il pontefice – è una forma di rigenerazione culturale e spirituale”.
Aggiungo una mia esperienza che riguarda il talento, perché l’intelligenza artificiale manca di talento e solo la donna e l’uomo lo possono avere. Quando frequentavo la scuola del Teatro Stabile partecipai ad uno spettacolo organizzato dal vicariato, allora di Staglieno. Forse alle prove avevo un atteggiamento di superiorità. Sul palco con altri c’erano Alberto Michelotti e Carlo Grisolia, focolarini (dei quali è in atto il percorso che può portare a riconoscerne la santità, ndr). Alberto molto diretto mi disse: “Se hai del talento è un dono che ti ha fatto Dio, non è solo per te! Fallo circolare!” E da sempre questa è la frase cardine del mio lavoro.
Papa Leone ci consegna un grande compito, da far tremare le gambe, una sfida: la Chiesa rinnova un’alleanza con gli artisti per custodire l’umano, l’uomo e la donna protagonisti. Altri papi negli anni passati si sono rivolti alla nostra categoria: San Paolo VI, citato da Leone, parlò agli artisti con un discorso che è una pietra miliare: “Noi abbiamo bisogno di voi, il ministero della Chiesa è predicare, rendere accessibile e comprensibile, anzi commovente, il mondo dello Spirito, dell’invisibile, dell’ineffabile, di Dio. E in questa operazione, che travasa il mondo invisibile in formule accessibili, voi siete maestri”. Non posso non pensare a Michelangelo e la Sistina, a Mozart e il Requiem ma anche, permettetemi, per il teatro al giullare Benigni, che col suo linguaggio e la sua gestualità rende fruibile al pubblico grandi temi, dai Comandamenti fino all’ultimo S. Francesco.
Infine, da frequentatore del comico, lasciatemi concludere citando papa Francesco e il suo discorso agli artisti: “Voi fate ridere Dio”.
Mauro Pirovano
Attore