Ricordare il G8 di Genova. Per dovere di futuro

(Foto di Andrea Leoni)

Ricordare i 25 anni del G8 di Genova non è celebrare un anniversario. Per la città è assumersi l’impegno di rileggersi e rileggere il tempo presente alla luce di un quarto di secolo, riconsiderare quanto accadde allora come uno spartiacque storico che, per molti aspetti, stava disegnando il futuro che viviamo oggi.

Per la Chiesa di Genova è ricordare un impegno capillare e popolare che nei mesi precedenti e in quei giorni di luglio 2001 coinvolse migliaia di persone, moltissimi giovani, preti, religiose, religiosi, associazioni e movimenti nella organizzazione di momenti pubblici e di 48 ore di preghiera a Boccadasse. Una condivisione corale, ampia, in dialogo con la società civile, un’esperienza di partecipazione che raramente si ripresentò in seguito con quella forza chiara, plurale e unitaria.

Il 7 luglio 2001 al Carlo Felice il Card. Dionigi Tettamanzi, Arcivescovo della città, chiese ai giovani provenienti da tutta Italia di assumersi la responsabilità di un’alleanza per il bene comune con i giovani dei paesi poveri e in via di sviluppo, di farsi profeti di un futuro differente, di un altro mondo possibile in cui la globalizzazione non soffocasse i poveri nell’ingiustizia, nelle guerre, nei sistemi di mercato iniqui, nelle alterazioni permanenti del clima. I cattolici indirizzarono un Manifesto ai membri del G8 in cui espressero la consapevolezza e l’impegno di “appartenere ad una famiglia, quella umana, che va oltre i confini nazionali e le logiche economiche. Crediamo che tutti siamo veramente responsabili di tutti e non possiamo rimanere indifferenti di fronte alle clamorose differenze che esistono nella vita delle persone sul nostro pianeta.” Cattolici e laici si incontrarono su 4 piazze tematiche nelle Basiliche di San Siro, Annunziata, Carignano, Vigne per approfondire il confronto e le proposte su guerre, debito dei paesi poveri, ambiente, consumo solidale, temi teoricamente al centro dei dialoghi del G8. 25 anni dopo i risultati raggiunti dal G8, poi G7, sono evidenti: più guerre, più debito, più sbilanciamento climatico.

Quei giovani di allora oggi sono donne e uomini maturi, cittadini di un mondo che, per quanto loro possibile, hanno contribuito a migliorare, per esempio impegnandosi a diffondere una cultura etica su consumi, risparmio, stili di vita. Molti di loro lo hanno fatto da cattolici, incarnando la Dottrina Sociale della Chiesa, confermati da papa Francesco e papa Leone. La Chiesa di Genova si ritroverà il 24 luglio, proprio a Boccadasse con l’arcivescovo p. Marco Tasca, per una S. Messa in cui fare memoria e rinnovare l’impegno di 25 anni fa, sapendo che il Vangelo chiama alla speranza pur nelle forti criticità.


Le devastazioni dei black bloc, le violenze delle forze dell’ordine nelle piazze, alla Diaz e alla Caserma di Bolzaneto, la morte di Carlo Giuliani hanno lasciato cicatrici nella nostra coscienza collettiva. Per Genova non è ancora stato pienamente possibile fare i conti con queste lacerazioni. Nelleditoriale che proponiamo questa settimana, Adolfo Ceretti, pioniere e maestro della giustizia riparativa in Italia, rilancia nel confronto pubblico la proposta di un percorso di ascolto tra vittime e responsabili di violenze.
Nel 2001 Il Cittadino – che allora era titolato Settimanale Cattolico – seguì il G8 con un lavoro giornalistico capillare che oggi costituisce una memoria preziosa. Per tutti questi motivi, di chiesa e di città, anche oggi abbiamo scelto di ricordare il G8 di Genova: non solo per dovere di anniversario, ma per dovere di speranza.