EDITORIALE – Custodire la gioia del Vangelo

Foto Vatican Media/SIR

Non sono molte le occasioni in cui percepire la dimensione della Chiesa universale, la sua ricchezza e complessità, le sue fatiche e fioriture. A Genova è capitato la sera di venerdì 18 settembre, al Seminario Arcivescovile, nell’incontro del Consiglio Episcopale e dell’Équipe Sinodale con p. Giacomo Costa SJ. Padre Giacomo, genovese, gesuita, è consultore del Sinodo dei Vescovi, al cuore del Cammino sinodale dal suo inizio e al fianco del Segretario Generale Card. Mario Grech, di papa Francesco prima e papa Leone oggi. Se, come si dice, tra sé stessi e la persona più nota al mondo bastano sei persone a fare da collegamento, in questo caso il contatto tra Chiesa di Genova e Chiesa Universale è semplice e immediato. È una bella sensazione, un respiro pieno che arricchisce, qualcosa che di colpo spalanca l’orizzonte.

P. Giacomo è qui perché sabato 19 settembre, sempre in Seminario, insieme al vescovo p. Marco incontra le fraternità di parrocchie per una giornata di formazione (a cui dedicheremo un approfondimento sul prossimo numero). L’occasione della sera prima è, nelle intenzioni dei presenti, una chiacchierata informale ma non per questo meno sostanziale. Si parla, naturalmente, di sinodalità perché c’è sempre bisogno di ridirsi dove siamo arrivati e dove stiamo andando. È il tempo in cui la sinodalità dovrebbe diventare pastorale ordinaria, vita quotidiana delle singole chiese locali ma con una consapevolezza: ≪Non è la sinodalità in sé stessa il termine al centro – chiarisce p. Giacomo – ma la missione, ovvero come la Chiesa di oggi può annunciare e testimoniare Cristo e la buona Notizia. Al centro quindi è la gioia del Vangelo. Ricordate? “Evangelii Gaudium” è stata la prima esortazione apostolica di papa Francesco, è l’origine del cammino e il suo fine, il riferimento che i cardinali elettori hanno affidato a papa Leone all’atto della sua elezione≫.

Il Sinodo è finito ma…

Tecnicamente il sinodo è finito. ≪Il sinodo si è chiuso – chiarisce p. Costa – con il documento finale dell’ottobre 2024, subito recepito da papa Francesco come Magistero.≫ Ciò che prosegue è il percorso che ne è scaturito e che è entrato nella fase della “valutazione” in cui ogni chiesa locale è chiamata a rileggere, con l’aiuto della Parola di Dio, ciò che ha vissuto in questi anni. Spiega p. Giacomo: ≪Se nella fase iniziale il punto chiave era ascoltare il popolo di Dio e il suo contesto di vita, ora è fare memoria per capire cosa dice il Signore alla nostra vita e per riconoscerlo all’opera nelle nostre comunità.≫ Come già raccontato su queste pagine (Il Cittadino – nr. 29), la Segreteria Generale del Sinodo ha invitato ogni chiesa locale a scrivere un “resoconto narrativo” di questi anni, da portare al confronto in un’apposita assemblea diocesana da cui scaturirà una “Lettera alle altre Chiese” grazie alla quale ogni realtà locale è chiamata a scambiarsi l’annuncio dei doni ricevuti dallo Spirito. La diocesi di Genova ha iniziato a muoversi in questo senso già dai primi di agosto con il lavoro dell’équipe sinodale e vivrà la sua Assemblea diocesana il 29 maggio.

La pluralità della Chiesa nel mondo

Spiega ancora p. Costa: ≪Roma non ha voluto dare indicazioni troppo stringenti alle chiese locali perché sono loro le protagoniste nelle singole peculiarità. Per accompagnarle verso le assemblee di valutazione ha offerto solo alcune note con il documento intitolato “Fare Memoria”, del 27 luglio scorso. Questo perché ogni chiesa nel mondo ha vissuto il Cammino sinodale in modo proprio, con accenti diversi in relazione al contesto in cui annuncia e incarna il Vangelo. Alcune chiese hanno intrapreso con entusiasmo il Cammino fin dal principio, altre invece hanno incontrato resistenze, ad ogni latitudine si registrano differenze di accenti non solo tra continenti ma tra chiese nazionali o locali limitrofe. In questi anni ho partecipato a tantissimi incontri e percorsi sinodali nel mondo, dall’Africa alla Scandinavia, dall’Amazzonia alla Mongolia, dagli Stati Uniti alla Gran Bretagna ed è chiaro che l’esperienza sinodale non è la stessa: insieme alla ricchezza che la plurarlità della Chiesa offre, ogni situazione propone anche fatiche e criticità. Ovunque, però, il Cammino sinodale diventa prezioso quando la singola chiesa locale percepisce che non le è stato imposto un modello precostituito calato dall’alto ma le è stato proposto un percorso di conversione per chiedersi come annunciare il dono ricevuto da Cristo, nella ricchezza e nella complessità del presente, a tutte le donne e gli uomini di oggi.≫

Sinodalità. Non è un’idea ma una prospettiva ≪Visitando la Chiesa nel mondo – conclude p. Giacomo – si ha la conferma che il Cammino sinodale non è stato l’idea di un pontefice, di papa Francesco, ma una prospettiva per la Chiesa di oggi. Papa Leone lo ha confermato già molte volte in questo suo primo anno di pontificato e mi piace richiamare spesso queste sue parole: “Mi sembra che la domanda della sinodalità non sia anzitutto: Chi ha il potere di decidere?. La domanda è più profonda: Come custodiamo insieme il dono che il Signore ha affidato alla sua Chiesa?”. Concetti e indicazioni che papa Leone ha espresso in forma chiarissima anche nel suo recente discorso all’Assemblea Diocesana di Roma di venerdì scorso, 18 settembre. Un discorso che vi invito a leggere perché vale per ogni comunità, ognuno di noi≫