Comunità diocesana
G8. Per parlare ai potenti scegliemmo preghiera e silenzio
Nel 2001 ricoprivo l’incarico di Direttore del servizio per la Pastorale Giovanile della Diocesi di Genova e regionale della Liguria e, oltre ad essere parroco, ero anche insegnante di religione nel liceo classico “Andrea D’Oria” della mia città. Dico questo perché notai che i giovani, sia i miei alunni, sia quelli che incontravo nelle parrocchie e nell’associazionismo cattolico, vivevano la preparazione al G8 con grande intensità, perché i temi al centro erano grandi, di quelli che stanno molto a cuore ai giovani: la giustizia, la pace, la distribuzione della ricchezza nel mondo. Si parlava anche di una nuova forma di economia, del commercio equo e solidale, del rispetto del Creato. Tutti temi che da sempre i giovani vivono con molta intensità.
Insieme a don Domenico Sigalini, incaricato nazionale di quel tempo per la Pastorale Giovanile, decidemmo di proporre a Genova qualcosa con i giovani e nacquero due idee. La prima fu quella di fare un pre-G8 con le associazioni e i movimenti cattolici, specialmente giovanili, con l’Azione Cattolica, con l’AGESCI, con il Movimento dei Focolari, con le ACLI, con la GIOC e con tutto il movimento della FOCSIV. Si organizzarono diversi incontri al Teatro Carlo Felice, e tra questi quello culminante, il più importante, il 7 luglio con il Cardinal Tettamanzi, arcivescovo di Genova, che chiese ai giovani un impegno particolare su questi temi.
I giovani genovesi organizzarono questo momento continuativo di preghiera nella parrocchia santuario di Sant’Antonio di Boccadasse, insieme ai frati conventuali che in quel periodo svolgevano lì il loro ministero. Lo organizzammo insieme all’Ufficio Missionario, ai religiosi e alle religiose della diocesi e poi con tutti quelli che volevano partecipare alle 48 ore di preghiera in questa chiesa sul mare, che tutti ben conosciamo, così centrale, alla presenza di tanti turisti. La decisione che ci ha portati a scegliere la preghiera è stata quella di non fare manifestazioni esteriori, ma di proporre un gesto, la preghiera appunto, che riconoscesse la nostra impotenza di fronte a tante cose, che sollecitasse l’intervento di Dio e che scuotesse la coscienza dei rappresentanti delle potenze del mondo: sapere che c’erano giovani che, di giorno e di notte, pregavano per loro, forse, chissà, avrebbe potuto almeno farli un po’ pensare. Parteciparono molti ragazzi, molti preti, alcune persone rimasero lì tutte le 48 ore in modo continuativo, se ne interessò anche la RAI che venne a intervistare alcuni ragazzi e alcune persone che stavano pregando.
*Vescovo di Rimini