Chiesa e Mondo
Abbiamo bisogno di voci e volti
di Luca Sardella
In occasione della LX Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali del 17 maggio, una riflessione su intelligenza artificiale e relazioni umane, verità, giornalismo e pensiero critico, a partire dal Messaggio di papa Leone.
Ciascuno di noi può rendersi conto di cosa significhi stare in una relazione nella quale manchi la verità. Prima o poi la fiducia nell’altro verrà meno, rafforzando il sospetto che ogni narrazione della realtà sia totalmente mistificata. È sempre la verità, infatti, ad essere premessa dell’intimità e di ogni autentica comunicazione. Dire di amare qualcuno senza verità significa falsificare quell’esperienza, così come dire la verità senza amore ci trasforma dall’essere giusti in giustizialisti, cioè in persone fortemente giudicanti.
Con questa consapevolezza papa Leone, nel suo Messaggio per la Giornata mondiale delle Comunicazioni sociali, pone ripetutamente l’attenzione alla crescente diffusione di voci e volti simulati: «Il potere della simulazione è tale che l’IA può anche illuderci con la fabbricazione di “realtà” parallele, appropriandosi dei nostri volti e delle nostre voci. Siamo immersi in una multidimensionalità, dove sta diventando sempre più difficile distinguere la realtà dalla finzione».
Un grande rischio, evidenzia Leone, rispetto al quale non sempre si hanno gli strumenti per fronteggiarlo. L’intelligenza artificiale sarà anche una “meravigliosa invenzione” – prendendo a prestito le parole del Concilio Vaticano II sui mezzi di comunicazione sociale – che sorprende in termini di efficienza e velocità, ma ci si sta rendendo conto di quanto sia necessario guidarla: in questo caso, scrive il Pontefice, «la sfida non è tecnologica, ma antropologica».
Se l’IA accelera indubbiamente alcuni processi, dall’altro occorre un supplemento di pensiero che domanda di rallentare per conoscere, capire e farsi un’idea. Velocità e verità non sempre sono compagne di viaggio: la rapidità con la quale si distorce un fatto e lo si diffonde nelle reti sociali chiede un tempo ragionevole per verificare se quello che ci raggiunge sia anche autentico oppure no. Per i cronisti si tratta di una sfida di trasparenza ancora più promettente, in un tempo nel quale gli algoritmi alimentano la polarizzazione chiudendo le persone «in bolle di facile consenso e facile indignazione» indebolendo così «la capacità di ascolto e di pensiero critico» come rileva Leone.
Siamo, in fondo, nell’epoca dello scrolling e della postura fisica e interiore dello scrolling: un modo di guardare il mondo, di informarsi e di farsi una opinione scorrendo post e foto con molta rapidità, costantemente con la testa in avanti, il collo curvo e lo sguardo verso il basso. La necessità di una «alfabetizzazione ai media, all’informazione e all’IA» come suggerisce il Pontefice è in ordine all’acquisizione di un pensiero critico per crescere nella libertà, considerando come all’aumento esponenziale del volume di contenuti non corrisponda altrettanta qualità.
«Abbiamo bisogno che il volto e la voce tornino a dire la persona» auspica Leone. E perché questo accada è responsabilità di ciascuno abitare le reti sociali con una rinnovata consapevolezza, restituendo alle relazioni umane la verità che possa nutrirle.
Incaricato regionale Comunicazioni Sociali della Conferenza Episcopale Ligure