18 agosto/29 settembre: i “tuffi in Dio” di Alberto e Carlo

Il 18 Agosto 1980 fa Alberto Michelotti, 22 anni, moriva per un incidente in montagna. 40 giorni dopo, il 29 settembre, Carlo Grisolia si spegneva a causa di un tumore. La loro prematura scomparsa, però, non è una vicenda di morte bensì un racconto di vita eterna e una via di santità, maturata insieme. 

Come già raccontato da Il Cittadino – leggi l’ultimo contributo: “Alberto e Carlo, amicizia via di santità”, di Gaia Bonafiglia (13 maggio 2026) – Alberto e Carlo, genovesi, erano legati da una stretta amicizia e da una fede profonda, vissuta insieme nella spiritualità focolarina. Una vita comune e un’amicizia semplice la cui esemplarità cristiana, da alcuni decenni, è al centro del lungo percorso che può portare a riconoscerne lasantità. Un percorso che negli ultimi mesi ha fatto un importante passo avanti. Don Tommaso Danovaro è il presidente del Comitato Alberto Michelotti e Carlo Grisolia

Don Tommaso, a che punto è la causa per Alberto e Carlo? 

Il 4 maggio scorso siamo stati a Roma per l’apertura dei plichi in cui il Comitato ha raccolto la corposa mole di documentazione e testimonianze. A questo atto sostanziale seguirà una validazione giuridica, con la quale verrà verificato che tutti gli elementi richiesti siano presenti e prodotti nel modo corretto; se approvati, gli stessi verranno numerati e rubricati. A partire da questo scrupoloso passaggio, verrà preparata per ciascuno dei due la “Positio”, una sorta di biografia in cui vengono citate tutte le fonti di riferimento. Infine seguirà lo “Studio” della causa. Si tratta di un lavoro rigoroso, la cui importanza si può comprendere meglio se pensiamo che la Chiesa è chiamata ad assumere una decisione che dura per sempre. 

La causa di Alberto e Carlo coinvolge la Diocesi da diverso tempo…    

Da più di 20 anni. Il Comitato Alberto Michelotti e Carlo Grisolia si costituisce nel 2002, ad opera di amici e parenti e si arricchisce via via di testimoni diretti e indiretti della vita e della fede dei due amici. Nel 2005 il Comitato chiede al Cardinal Tarcisio Bertone, allora Arcivescovo di Genova, di introdurre la causa di beatificazione. Nello stesso anno, Bertone firma la prefazione al libro di Michele Zanzucchi “Il tuffo in Dio, i 40 giorni di Carlo e Alberto” (Edizione Città Nuova). Nel 2008 si apre ufficialmente l’inchiesta diocesana, poi proseguita con il Card. Bagnasco. Intanto arrivano al Comitato notizie di grazie, conversioni e miracoli attribuiti all’intercessione di Alberto e Carlo, che arricchiscono la documentazione raccolta. Sono stati anni di grande fermento che hanno portato alla chiusura della fase diocesana nel 2021. Padre Marco Tasca, Arcivescovo di Genova, ha voluto dare un nuovo e convinto impulso al cammino della causa, valorizzando l’esempio cristiano di Alberto e Carlo in diverse occasioni e incoraggiandoci alla fiducia, a lasciare libero lo Spirito di maturare i suoi frutti, a non porre ostacoli alla sua opera. 

Che tipo di ostacoli ci possono essere?

Per esempio i costi. La fase romana è molto articolata, richiede l’intervento prolungato di diverse professionalità, una catalogazione attenta, uno studio approfondito. Tutto questo ha un costo. Abbiamo però già avuto segni di Provvidenza che ci hanno confortato: abbiamo ricevuto alcuni contributi importanti a sostegno delle spese e lo stesso postulatore della causa, il focolarino Waldery Hilgeman, già impegnato nelle cause di Chiara Lubich, Igino Giordani, Dorothy Day o Julius Nyerere, ha offerto la sua opera gratuitamente.

Perché è importante promuovere la santità di Alberto e Carlo? Cosa possono dire due giovani degli anni ‘80 alla Chiesa di oggi?      

In occasione della chiusura della fase diocesana del processo di beatificazione e canonizzazione, l’8 ottobre 2021, intervistato da Il Cittadino padre Marco Tasca ricordava che quella di Alberto e Carlo è “la testimonianza di due giovani che hanno seguito seriamente il Vangelo pur vivendo nella semplicità di una vita normale e nella serenità della vita quotidiana”. E nel messaggio che ho avuto l’incarico di leggere ai funerali della mamma di Alberto, lo scorso 6 febbraio, ancora padre Marco sottolineava come “Alberto e Carlo hanno vissuto per incontrare Gesù perché hanno imparato a farlo giorno dopo giorno. Una testimonianza che anche la chiesa genovese ha voluto raccogliere perché la loro vita possa parlare a tanti, sopratutto ai giovani, attraverso la loro amicizia, il loro andare a due a due, che li ha aiutati a farsi santi insieme.” Riprendendo queste riflessioni del nostro vescovo credo che proprio l’amicizia come via di santità, nella normalità e nell’impegno per gli altri, sia lo specifico che Alberto e Carlo ci consegnano. La Chiesa, come da prassi, deve valutare la loro testimonianza cristiana individualmente ma le due cause, pur distinte, stanno camminando insieme in tutte le tappe e sono legate da un’unica preghiera di intercessione. L’amicizia come via di santità sarebbe un inedito per la Chiesa e sarebbe un incoraggiamento tanto bello e significativo per tutti noi.

In attesa dei futuri sviluppi della causa, qual è adesso il ruolo del Comitato?

Siamo impegnati nel favorire occasioni e strumenti per far conoscere la vita di Alberto e Carlo. Capita che, nell’ambito delle attività di accoglienza del Seminario Arcivescovile, gruppi di giovani, parrocchie, rappresentanze del Movimento dei Focolari chiedano di approfondire la loro storia. Quest’anno l’abbiamo proposta anche agli esercizi spirituali dei giovani e giovanissimi. Abbiamo messo on line e stiamo perfezionando il sito ufficiale albertoecarlo.it e stiamo preparando una pubblicazione con la casa editrice Velar, che si aggiungerà al libro di riferimento di Zanzucchi.  

(Immagini tratte dal sito albertoecarlo.it per gentile concessione del Comitato Alberto Michelotti e Carlo Grisolia)