L’Estate di 400 giovani con Pastorale Giovanile, Caritas e Seminario di Genova

Gruppo giovanissimi Ac San Giustina in Colle (Padova) in Seminario

Accogliere gruppi di ragazze e ragazzi che appartengono a movimenti, associazioni, parrocchie di Genova e dalla Liguria ma anche da altre Regioni; offrire loro un luogo dove sostare, laddove “sosta” è il riposo nel cammino, il cammino di una esistenza chiamata a cercare la propria vocazione nelle pieghe della realtà; proporre esperienze che portino a conoscere enti e – perché no? – occasioni di servizio che lascino il segno. Un seme, in grado di germogliare.

È questo il tratto che sta emergendo con sempre maggiore chiarezza nell’esperienza estiva della Diocesi di Genova, dove la collaborazione tra Caritas, Pastorale Giovanile e Seminario Arcivescovile si traduce in una proposta che unisce ospitalità, servizio, formazione e vita comunitaria.

A raccontarlo è Marina Vallarino, responsabile dell’Area giovani della Caritas diocesana, impastata da circa un anno e mezzo anche nell’équipe di Pastorale Giovanile. Un impasto avviato, un passaggio che dice il cammino in atto: sempre più, infatti, alcuni uffici e realtà della diocesi stanno cercando di lavorare in modo integrato, mettendo insieme sensibilità e competenze diverse attraverso una comune attenzione educativa.

L’estate 2026 – da metà luglio a tutto agosto – sta offrendo un esempio concreto di questo stile. Sono quattordici i gruppi, per un totale di circa 400 giovani fra i 15 e i 21 anni, con cui è iniziato un percorso, sia esso un semplice orientamento verso la scoperta di realtà associative e servizi strutturati presenti in Diocesi, oppure una forma di accoglienza o ancora l’offerta di giornate dedicate all’approfondimento di temi trasversali, come gli stili di vita o l’accompagnamento delle fragilità. Otto di loro, provenienti da Lombardia, Emilia Romagna, Veneto, Trentino, Puglia e Lazio sono stati ospitati in Seminario.

Sono stati coinvolti, grazie alla loro apertura e disponibilità che talvolta è l’origine stessa dei percorsi, Fondazione Auxilium, Don Orione (Istituti Paverano e Castagna), Comunità di Sant’Egidio, Opera Giosuè Signori nelle sedi del Righi e di Pra’, La Staffetta, Comunità di San Benedetto, Centro Storico Ragazzi e l’esperienza di Quasi casa, nata di recente come punto di incontro nel cuore del Centro storico. Una rete costruita in anni di relazioni reciproche, maturate nel solco di un comune desiderio di bene per la città. A queste si aggiunge il Cantiere della Solidarietà realizzato con Caritas Ambrosiana: tre giorni con un piccolo gruppo di ragazzi, accompagnati in un percorso sul tema delle migrazioni tra visite, incontri e momenti di riflessione.

Le ragazze e i ragazzi del Cantiere della Solidarietà di Caritas Ambrosiana: il momento della cena in Seminario.

Non tutti vivono la stessa esperienza. C’è chi si ferma per una sola giornata, chi per un’intera settimana, chi chiede un semplice orientamento e chi invece costruisce un percorso più articolato, ma il filo conduttore resta lo stesso: aiutare i giovani a vivere un incontro vero con il servizio, dentro una proposta che non si esaurisce nel “fare qualcosa”, ma apre a domande più profonde.

È proprio questo, infatti, uno dei punti più significativi messi in luce da Marina Vallarino: “Caritas non si propone anzitutto come un luogo dove ‘mandare’ i ragazzi a fare volontariato, ma come una presenza che orienta e accompagna. Il nostro sogno è costruire, insieme ai gruppi e ai loro educatori, esperienze che abbiano un valore pedagogico, capaci di mettere i giovani in relazione con temi e ferite del nostro tempo: le migrazioni, il carcere, la povertà, la vita delle persone senza dimora, gli stili di vita, le solitudini”.

Il servizio, dunque, come una possibilità per sé, prima ancora che rivolta agli altri, innanzitutto per il suo saper mettere in discussione certezze più scontate che granitiche: una occasione per cogliere interrogativi diversi e per offrire un punto di vista inedito sulla realtà. “I giovani non vengono pensati per l’aiuto concreto che portano”, precisa Vallarino, “ma come persone chiamate a lasciarsi toccare dall’incontro con l’altro e a portarne dentro una traccia, una domanda, un seme: attraverso questa esperienza possono comprendere che il valore della loro partecipazione non è nell’utilità e nell’esito immediato, ma su quanto questo è in grado di sedimentare nel profondo di ciascuno”. 

Dentro questo quadro si comprende meglio anche il valore dell’accoglienza in Seminario, che non viene pensata semplicemente come ospitalità logistica, ma come possibilità di offrire ai gruppi un contesto favorevole alla vita comunitaria, alla condivisione e alla rilettura delle esperienze vissute.

L’estate, allora, non è solo un tempo intenso di passaggi e presenze, ma diventa un laboratorio pastorale, laddove “chiamare la Caritas non significa chiamare un servizio, ma interloquire con la Diocesi”, specifica ancora Vallarino. Un luogo concreto in cui la Diocesi prova a mostrarsi come comunità che accompagna, ascolta, mette in rete, offre opportunità e aiuta i più giovani a scoprire che il servizio, prima ancora di essere qualcosa da fare, è un’esperienza da abitare.