Più fraternità e corresponsabilità, più presenza nelle comunità locali

Diventa operativo il cammino di riforma della Curia e dei servizi

Tutto è cominciato con un incontro a Bologna nella primavera dello scorso anno. Il “Centro Studi Missione Emmaus”, che da tempo aiuta la Diocesi nel rinnovamento dell’iniziazione cristiana e nella formazione del Presbiterio, ci ha invitati ad ascoltare il cammino che alcune diocesi italiane hanno intrapreso per ripensare la vita e le attività delle curie. Quando siamo tornati a casa, ne abbiamo parlato con l’Arcivescovo e ci siamo chiesti perché non intraprendere anche noi un percorso simile, che ben si inseriva nella prospettiva della lettera pastorale e del cammino sinodale della Chiesa. Non sapevamo quale sarebbe stata la nostra strada, ma fin da subito è emerso il desiderio di coinvolgere tutti coloro che partecipano alla vita della Curia di Genova: vicari, coordinatori di uffici, personale, volontari, cancelleria, uffici pastorali, uffici amministrativi e tecnici ed enti ecclesiali quali la Fondazione Auxilium.

A marzo del 2025 abbiamo fatto l’incontro “zero” nel salone arcivescovile, secondo la modalità dei tavoli. Sedevano insieme presbiteri, religiosi, laiche e laici nella consapevolezza di essere corresponsabili della Chiesa diocesana. Già in questo incontro è emerso che l’organigramma sulla carta era in ordine – persone, ambiti, ruoli – ma nella realtà le cose non sempre funzionavano: avvertivamo di essere tante macchine in movimento, ma ciascuna per conto suo; lavoravamo in compartimenti isolati e raramente un ufficio sapeva che cosa faceva un altro; ci siamo accorti che molti uffici o servizi pastorali si occupavano degli stessi ambiti (ad es. la famiglia) o dei medesimi soggetti (ad es. i giovani), ma senza interfacciarsi e offrendo proposte analoghe; eravamo consapevoli che molte volte offrivamo prodotti eccellenti, ma non sempre vi era chi avesse “fame” di accoglierli… Insomma, bisognava fare qualcosa.
Ci siamo trovati di fronte a due stili: quello del cavallo o quello del cammello. L’Arcivescovo avrebbe potuto firmare subito un decreto di riforma degli uffici, ma quale sarebbe stata poi la reale ricaduta? È sembrato meglio procedere più lentamente, ma insieme. Così abbiamo chiesto al Centro Emmaus di aiutarci. In questo anno pastorale abbiamo fatto cinque assemblee, mettendo al centro la Parola di Dio, il magistero della Chiesa universale, il magistero dell’Arcivescovo e quello che i segni dei tempi chiedono. Gli incontri sono sempre cominciati con un momento di preghiera animato da uffici e servizi diversi. Tutto questo ha certamente aumentato la coesione tra noi e il senso di appartenenza alla vita della Diocesi.
Abbiamo disegnato il processo iniziato con un logo – quello della barca di Pietro, che ha come albero maestro la Croce di Cristo e come vela lo Spirito Santo – e con le parole del libro degli Atti “facciamo vela”. Abbiamo scelto un gruppo trasversale – i custodi del fuoco – che ha sempre curato le assemblee; si è costituita una cabina di regia con il compito di guidare il processo secondo le indicazioni dell’Arcivescovo e del Consiglio Episcopale. È nato uno strumento di informazione, “Curia News”, che accompagna il cammino con notizie che fanno conoscere persone e attività.
Negli ultimi incontri ci siamo interrogati su quale scenario sia possibile per la nostra curia e per i tanti servizi diocesani. Ne è emerso uno “ad experimentum”, che è nato dal cammino di discernimento di quest’anno ed è stato condiviso dai coordinatori degli uffici e dai diversi responsabili dei servizi. Lo scenario è stato analizzato, infine, dall’ultima assemblea in tutti i suoi aspetti operativi; tutti hanno avuto, nei mesi, la possibilità di esprimere i propri dubbi, le proprie perplessità, i propri suggerimenti. Ora il percorso per il prossimo anno è stato definito e, con l’approvazione dell’Arcivescovo, inizierà nel prossimo anno pastorale. In questi mesi sarà fatto conoscere al maggior numero possibile di persone.
Scopo della riforma della Curia non è solo quello di far lavorare meglio le persone ma di offrire insieme migliori servizi pastorali alle fraternità di parrocchie e alle comunità cristiane. Qualcosa c’è già: penso ad esempio agli animatori delle comunità che si stanno preparando con la “Scuola Evangelii gaudium”, alla formazione di tutti, all’iniziazione cristiana, al progetto sul disagio psicologico tra gli adolescenti sostenuto da quattro uffici, E bisogna guardare ancora oltre: l’alta meta a cui la Chiesa ci chiama è quella dell’evangelizzazione in un contesto in cui diminuiscono, purtroppo, non solo i presbiteri, ma anche i cristiani. Che cosa la Curia e i servizi diocesani possono fare per la missione nella nostra diocesi?

*Vicario Generale dell’Arcidiocesi