Chiesa e Mondo
Lumen Gentium oggi: santità nel quotidiano, le claustrali dopo il Concilio Vaticano II
Nel solco del Lumen Gentium e della riflessione del Concilio Vaticano II sulla chiamata universale alla santità, la voce delle Clarisse Cappuccine del Santissimo Sacramento offre uno sguardo profondo e concreto su una vocazione spesso percepita come distante, ma in realtà intimamente connessa alla vita di ogni battezzato. Attraverso l’esperienza della clausura, emerge una testimonianza viva di come la santità non sia un ideale astratto, bensì una realtà incarnata nel quotidiano, capace di attraversare ogni stato di vita. In questa intervista, le monache rileggono il cuore del messaggio conciliare alla luce della loro scelta contemplativa, mostrando come anche il silenzio del monastero partecipi attivamente al cammino della Chiesa e del mondo.
Alla luce del capitolo V della Lumen Gentium, che parla della chiamata universale alla santità, come interpreta la vocazione contemplativa all’interno di una chiamata che riguarda ogni battezzato, anche nel mondo?
“Avanza nel canto il popolo dei santi, immenso affresco di gioia, amore dai cento volti che formano insieme nella luce la sola ikone di gloria, Gesù Cristo” (Tropario della Solennità di Tutti i Santi).
Il Concilio Vaticano II è stato il frutto di un lavoro di secoli, il lavoro della vita della Chiesa che è un organismo vivente, una realtà vivente. Essa vive lungo il corso del tempo, in divenire, come ogni essere vivente, trasformandosi…eppure nella sua natura rimane sempre la stessa, e il suo cuore è Cristo.
«La Chiesa vive cresce e si risveglia nelle anime che – come la Vergine Maria – accolgono la Parola di Dio e la concepiscono per opera dello Spirito Santo; offrono a Dio la propria carne, e proprio nella loro povertà e umiltà, diventano capaci di generare Cristo oggi nel mondo. Attraverso la Chiesa il Mistero dell’Incarnazione rimane presente per sempre.
Cristo continua a camminare attraverso i tempi e in tutti i luoghi» (Papa Benedetto XVI, Saluto di congedo ai Cardinali, 28/02/2013).
Non possiamo quindi parlare di Santità come fosse un concetto, perché lo sappiamo e San Gregorio di Nissa ce lo ha insegnato, i concetti creano gli idoli, solo lo stupore conosce.
Vuol dire che la Chiesa è una vita e si può comprenderla solo lasciandosi generare da Lei. E lasciandoci stupire ad ogni passo da questa meraviglia di Vita. Vuol dire che oggi, in questo oggi preciso che è l’Oggi nuovo del Signore Crocifisso e Risorto, ci sono le persone che aderiscono a Lui, e diventano a lui ‘somigliantissimi’.
Sono i Santi, tali perché con tutte le fibre del loro essere e attimo per attimo si sono posti dinanzi al Santo, hanno parlato con Lui bocca a bocca come Mosè, hanno guardato a Lui che dice: “Siate santi perché io sono santo”.
Non perché forti della loro capacità, ma perché consapevoli di essere abbracciati dalla Sua Persona che ci fa santi. Cioè suoi.
La vocazione è una sola, la nostra appartenenza a Cristo nella Chiesa. Nella Chiesa viviamo e cresciamo come persone e come popolo, in questo che è un Corpo vivente ciascuno è chiamato e a ciascuno è dato un compito per la crescita dell’intero Corpo, come ci dice San Paolo.
Noi chiamate alla vita contemplativa. Santa Chiara dice: “chiuse quanto al corpo e libere quanto allo Spirito” dove chiuse ha il significato biblico di consacrato, messo a parte per il Signore, e dice l’essere contenuto e racchiuso e custodito da parte del figlio nell’utero della madre, così noi nel grembo della Chiesa Madre.
E libere sta ad indicare l’essere segno per l’intera Chiesa dell’essere stati liberati per sempre da Cristo ed essere liberi per sempre in Lui. Col cuore spalancato ad ogni fratello fino agli estremi confini della terra.
Il Concilio Vaticano II ha sottolineato che la santità non è riservata a pochi: nella sua esperienza di clausura, quali segni vede di questa chiamata vissuta concretamente anche fuori dal monastero?
«Come il Santo che vi ha chiamati, diventate santi anche voi» (1Pt 1,15-16). Ciò che sembrava impossibile è diventato reale in Cristo: Dio si è fatto vicino e rende possibile un nuovo inizio anche per noi, poveri e peccatori. In Lui il quotidiano diventa straordinario.La vita in monastero lo testimonia: giorni semplici, segnati da preghiera, lavoro e vita fraterna.
Anche la campanella diventa voce del Signore che richiama alla sua presenza in ogni cosa e in ogni sorella. Gesti piccoli, ma pieni di significato, perché abitati da Lui.Dentro la via dei consigli evangelici — povertà, castità e obbedienza — impariamo, con pazienza, a lasciarci portare e rialzare dal Signore. Tenendo fisso lo sguardo su Cristo, presente nei volti concreti delle sorelle e di chi incontriamo, scopriamo che la santità è possibile.
I santi, in ogni tempo, lo confermano: vite semplici, immerse nel mondo, ma capaci di testimoniare un Amore più grande fino alla fine. Lui è l’autore della nostra santità e ci chiama a seguirlo ogni giorno, con gratitudine e gioia.
La vita di clausura può sembrare distante dalla quotidianità dei fedeli: in che modo la sua comunità sente di partecipare e sostenere questa “chiamata universale alla santità” nella Chiesa di oggi?
San Francesco ha scritto una lettera non ai suoi frati o alle monache di Santa Chiara, ma a tutti i fedeli che riconosceva chiamati ad essere santi in Cristo (San Francesco, Lettera ai Fedeli): “Tutti coloro che amano il Signore con tutto il cuore, tutta l’anima e la mente, con tutta la forza e amano i loro prossimi come se stessi, e ricevono il corpo e il sangue del Signore nostro Gesù Cristo, come sono beati e benedetti quelli e quelle, quando fanno tali cose e perseverano in esse; perché riposerà su di essi lo Spirito del Signore e farà presso di loro la sua abitazione e dimora; e sono figli del Padre celeste del quale compiono le opere, e sono sposi, fratelli e madri del Signore nostro Gesù Cristo. Siamo sposi, quando l’anima fedele si unisce al Signore nostro Gesù Cristo per virtù di Spirito Santo. Siamo suoi fratelli quando facciamo la volontà del Padre che è nei cieli. Siamo madri, quando lo portiamo nel cuore e nel corpo nostro per mezzo del divino amore e della pura e sincera coscienza, lo generiamo attraverso le opere sante.”
Noi, ciascuno di noi, nessuno senza l’altro. Un Corpo solo ed un’anima sola.
Il Corpo di Cristo.
