“Anche uno solo di questi bambini”. Il messaggio per la Giornata del Migrante e Rifugiato 2026

(Foto Vatican Media/SIR)

Lo scorso 11 agosto il Vaticano ha diffuso il messaggio di papa Leone per 112ª Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato che ci celebrerà il prossimo 27 settembre.

Con il titolo “Anche uno solo di questi bambini“, il messaggio richiama l’attenzione in modo particolare “sui minori direttamente coinvolti nell’esperienza del migrare e della fuga, sulla sollecitudine nei loro confronti e sulla promessa del Signore che «chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me» (Mc 9,37)“.

Nel ricordare il dramma di “milioni di bambini e adolescenti costretti ad abbandonare la propria terra a causa di guerre, povertà, violenze, disastri ambientali e altre tragedie” e l’impegno di quelle “persone, famiglie, istituzioni civili e comunità ecclesiali” che “scelgono di non voltarsi dall’altra parte” gettando “in mezzo a tanta oscurità” la “luce della solidarietà“, papa Leone fa appello alla responsabilità di tutti, nella propria vita personale (“Tutelare i diritti fondamentali” dei minori migranti “alla vita, all’educazione, ad un livello di esistenza che gli consenta di crescere e svilupparsi pienamente dal punto di vista fisico, mentale, spirituale, morale e sociale“) e nella vita ecclesiale, perché l’accoglienza e la tutela non sono una delega a specifici enti di carità.

Scrive il papa: “Anche uno solo di questi bambini ci chiama, nella vita ecclesiale, a trasformare l’accoglienza da concetto astratto a pratica pastorale stabile. Non possiamo limitarci a delegare questo compito a istituti o associazioni dotati di uno specifico carisma: di fronte ai volti concreti che ci interpellano nel quotidiano, tutta la comunità cristiana è chiamata a sentirli suoi figli e a farsi prossima alla storia concreta di ciascuno. Occorre incoraggiare le comunità cristiane all’integrazione e alla valorizzazione dei rifugiati e dei migranti come soggetti a pieno titolo della famiglia ecclesiale.”

Papa Leone invita a promuovere nuovi percorsi educativi e spiritualiche superino la logica del puro assistenzialismo“, a prevenire la solitudine e a promuovere l’incontro con i giovani del territorio.

E alle istituzioni civili, ricorda la necessità di adottare “efficaci strumenti legali di protezione, promuovendo i ricongiungimenti familiari e scongiurando i traumi della separazione” e di cambiare la prospettiva: Occorre spostare l’asse del dibattito dalla mera gestione dei flussi alla tutela piena e immediata dei diritti umani“.