Tra città e chiesa, l’importanza di raccontare

DIETRO L’INCONTRO DEL 9 OTTOBRE ALLA SALA QUADRIVIUM “GENOVA E L’AVVENIRE”

Genova e l’Avvenire. Venerdì 9 ottobre il quotidiano cattolico porta nel capoluogo ligure il suo primo Forum del “Progetto città”. Al Quadrivium, alle 17.30, il direttore Marco Girardo e alcuni giornalisti e giornaliste di Avvenire incontreranno la città, le sue istituzioni, la sua chiesa, ascolteranno alcuni testimoni, restituiranno ciò che gli sguardi di tre inviati, Maria Gomiero, Pino Ciociola e Paolo Lambruschi, hanno colto in una settimana di lavoro sulle strade e tra le gente di Genova, dai vicoli alle periferie, dal Seminario – dove hanno trovato ospitalità – al mare. Sulle pagine del quotidiano e sul sito, Avvenire sta già pubblicando a puntate i loro racconti. Abbiamo incontrato Maria, Pino e Paolo a conclusione della loro settimana di esplorazioni, itinerari, conferme e scoperte. Come appare Genova a chi è chiamato a raccontarla da fuori, come giornalista?
“Sai – risponde Pino Ciociola – da giornalista devi sempre provare a cercare quello che non si vede. Faccio questo mestiere da 35 anni e, visto che siamo a Genova, ti dico che è stata sempre vera per me la frase di De André “dal letame nascono i fior”. Da questa prospettiva ti confesso che l’immagine più potente resta quella dei caruggi, dove ho visto il male e il bene insieme, dove ci è capitato di assistere in diretta ad uno scippo con rissa e di incontrare alcune ragazze straniere che si prostituiscono nei bassi a due passi dalle forze dell’ordine. Non vedevo queste scene neppure a Napoli, da anni.

“Sono proprio le soluzioni – riprende e aggiunge Maria Gomiero – che mi hanno colpito. Penso per esempio a due grandi temi che sono anche nazionali se non internazionali: la solitudine degli anziani e il disagio dei giovani che fanno fatica a trovare spazi adatti al loro protagonismo e al loro futuro. Qui a Genova mi ha colpito l’impegno di realtà di volontariato ed ecclesiali che, proprio tra i caruggi come anche nei quartieri più lontani, vanno a bussare alle porte degli anziani per interessarsi, creare relazioni, tenere compagnia. E mi hanno colpito quei giovani che si ritrovano a Quasi Casa in piazza S. Matteo, magari arrivando da zone disanti dal centro città e affrontando postamenti complicati, anche di un’ora, piuttosto che rassegnarsi a stare da soli e non agire. Queste persone superano i propri limiti, la loro scelta di esserci supera il confine della città e diventa una storia di cambiamento che è importante raccontare, perché sia di ispirazione nel cercare alternative a problemi che riguardano tutti e non solo Genova.”

“In questa nostra settimana genovese – racconta Paolo Lambruschi – attraversando tanto il centro città quanto alcune periferie, abbiamo potuto toccare con mano un territorio che mostra i segni dei grandi cambiamenti di questi ultimi decenni: la fine di una economia prettamente industriale, che ha dato lavoro ma anche procurato danni ambientali, l’anima portuale, il commercio, il collegamento con il mondo, la vocazione turistica.

L’articolo integrale su Il Cittadino n. 34