Presentato alla S. Paolo “Non è una Chiesa per giovani”

Ripensare linguaggi e forme per una Chiesa
capace di incontrare la vita di oggi

“Chi entra in chiesa dovrebbe avere la sensazione che gli viene tolto un peso, non che gliene viene aggiunto un altro”. Lo dice a Il Cittadino don Fabio Landi, responsabile della pastorale scolastica dell’Arcidiocesi di Milano e direttore de Il Segno, autore di “Non è una Chiesa per giovani. Sei proposte per il presente della fede”, presentato giovedì scorso alla libreria San Paolo di piazza Matteotti.
Ma quella dei “giovani”, usata nel titolo, non vuole essere una vaga e abusata categoria anagrafica. Il riferimento è a un mondo diventato “giovane” per la sua vivacità, la rapidità dei cambiamenti e il mutare di abitudini e immaginario: pratiche ereditate, talvolta ripetute per inerzia, faticano a parlare alla vita quotidiana e rischiano di perdere credibilità. Il nodo principale è il linguaggio, che rispecchia il modo in cui la Chiesa guarda il mondo e l’immagine che trasmette di sé.
Non si tratta di disquisire se “portare la musica trap in chiesa o tornare all’organo”. Invece di fossilizzarsi sugli strumenti, Landi rimette al centro il “cosa” e il “perché”, prima del “come”. Da qui il richiamo alle “Lezioni americane” di Italo Calvino e alle sei qualità che indicava per la letteratura del nuovo millennio: “leggerezza, rapidità, esattezza, visibilità, molteplicità, consistenza”. La leggerezza è la possibilità di togliere peso: “Quello che incontro nel Vangelo è innanzitutto la possibilità di respirare”. La rapidità è una realtà con cui fare i conti: “Dobbiamo domandarci come si fa ad annunciare il Vangelo dentro un mondo che corre”. Muoversi sulla superficie, aggiunge, non significa essere superficiali: “può essere un modo diverso di conoscere, procedendo per connessioni più che per approfondimenti verticali”. Una trasformazione culturale, non una semplice “fase”.

F. Landi, “Non è una chiesa per giovani – Sei proposte per il presente della fede”, Ed. San Paolo, pagg. 224, euro 17,10

L’articolo integrale su Il Cittadino n. 34