EDITORIALE – Scisma: non solo una questione disciplinare

(Foto: Vatican News)

Le ordinazioni episcopali ad Ecône nel Canton Vallese, grazie agli odierni mezzi di comunicazione, sono state seguite in tutti i dettagli nel corso della lunga celebrazione. Ora che le telecamere si sono spente e i titoli cominciano a scomparire dai giornali, è possibile fare qualche considerazione di fondo.
Quanto avvenuto è un atto estremamente grave, perché è una disobbedienza al Vicario di Cristo, che oggi si chiama Leone XIV, come 38 anni fa si chiamava Giovanni Paolo II. Non possono esserci intenzioni, circostanze o distinzioni che rendano meno grave ciò che è stato pianificato e fatto sotto gli occhi di tutti: uno vero e proprio scisma.

Il termine scisma nel suo significato indica una separazione, una lacerazione. La Chiesa, che è il Corpo di Cristo, è stata, ancora una volta, ferita e il desiderio di Gesù, che tutti siano una cosa sola, è stato disatteso. Poco importa se coloro che si sono separati dalla Chiesa siano pochi o tanti: importa che un ramo si è staccato dalla pianta e si è privato della linfa vitale. È un impoverimento per i fedeli, i quali ricevendo i sacramenti da ministri scismatici, li ricevono sempre in modo illecito e, per quanto riguarda in particolare la penitenza e il matrimonio, neppure validamente, come ha chiarito il decreto e la nota esplicativa del Dicastero per la Dottrina della Fede.

Paradossalmente, questo gesto, a prima vista “tradizionale”, ha un carattere “moderno”, perché esprime come l’uomo considera se stesso: un individuo capace di determinare da sé a quali verità aderire e quali rifiutare, autonomo nelle scelte ecclesiali e personali, guidato nelle forme da quello che la sua sensibilità valuta come “sacro”. Venuto meno il “noi ecclesiale” è difficile restare nel cammino della Chiesa nella storia. È come ritenere che lo Spirito Santo, inviato dal Padre per ricordare ciò che il Figlio ha detto e ha fatto, per guidare i credenti alla verità piena abbia, da qualche secolo, rinunciato alla sua missione. Il concilio Vaticano II ha le stesse garanzie di fede dei concili ecumenici precedenti, e i Papi del nostro tempo esercitano il loro ministero con gli stessi doni che Cristo ha dato a Pietro e ai suoi successori.
La Tradizione della Chiesa non è un monolite solidificato: è un organismo vivente e vitale che matura nella storia, senza perdere la sua identità, come un seme che diventa albero e continua a crescere. Anche nel nostro tempo: riconoscerlo è una questione di fede.