Carcere, parte della comunità. Anche in estate

Con le alte temperature registrate in questi ultimi giorni, il caldo diventa una prova difficile per tutti. Ma c’è un luogo dove l’estate pesa ancora di più: il carcere. Celle sovraffollate, spazi ristretti, scarsa ventilazione e ore trascorse in ambienti dove l’aria fatica a circolare trasformano il caldo in un ulteriore elemento di sofferenza. Per comprendere meglio quali siano le principali criticità e quali interventi potrebbero migliorare la qualità della vita negli istituti penitenziari, abbiamo intervistato Doriano Saracino, Garante regionale dei diritti delle persone private della libertà personale.
Con l’arrivo dell’estate e delle alte temperature, il caldo diventa ancora più difficile da sopportare in carcere. Qual è la situazione negli istituti liguri?
“Quello che accade in un istituto penitenziario vale, in buona parte, anche per gli altri. Oggi le difficoltà maggiori riguardano soprattutto il carcere di Marassi, dove le celle arrivano a ospitare sei persone, mentre a Pontedecimo generalmente sono occupate da due detenuti. È evidente che questo incide profondamente sulla vivibilità degli ambienti”.
Quanto pesa il caldo all’interno delle celle?
“Il problema non è soltanto la temperatura esterna, ma il modo in cui il calore si accumula negli edifici. Durante l’estate viene normalmente consentito di lasciare aperto il cosiddetto blindo, la porta metallica che chiude quella con le sbarre. Può sembrare un dettaglio, ma è una misura fondamentale perché permette all’aria di circolare”.
Esistono interventi concreti che potrebbero alleviare questa situazione?
“Negli anni scorsi, grazie anche a donazioni della Conferenza Episcopale Italiana, sono stati distribuiti ventilatori ai detenuti. Molti, però, si sono deteriorati e non sempre sono stati sostituiti. Si potrebbero poi installare vaporizzatori d’acqua nei cortili dell’ora d’aria, come avviene in alcune stazioni ferroviarie o nelle aree di attesa dei traghetti. Sono strumenti dal costo contenuto che offrirebbero un minimo di sollievo nelle giornate più torride”.
Anche l’organizzazione della giornata potrebbe fare la differenza?
“Sì. L’ora d’aria si svolge spesso nelle ore più calde. Spostarla nel tardo pomeriggio consentirebbe almeno di sfruttare un po’ di ombra. So bene che questo comporta difficoltà organizzative per il personale, ma sarebbe un aiuto concreto”.

L’intervista integrale su Il Cittadino n. 25