Comunità diocesana
13 anni senza don Gallo. Don Ciotti: “La Chiesa è approdo dei feriti”
“Dio non abita nei tabernacoli d’oro ma in questi caruggi; il Signore abita tra coloro che la società mette da parte, lo ha detto lui, e il Vangelo non è un museo da visitare ma un fuoco da alimentare sempre.” Venerdì 22 maggio, a 13 anni dalla morte di don Andrea Gallo, don Luigi Ciotti è tornato a Genova per ricordarlo e celebrare una messa nella piazza dedicata a don Andrea, nell’ex Ghetto in Centro Storico, insieme alla Comunità San Benedetto al Porto, di cui oggi è presidente Marco Malfatto.
Nella piazzetta gremita, gli amici stretti attorno a Liliana Lilli Zaccarelli, riferimento morale per la Comunità, assistente e segretaria “del Gallo”. E poi tanti cittadini tra cui la Sindaca Silvia Salis, volontari e persone che hanno trovato in San Benedetto e nella persona di don Andrea un compagno nei percorsi difficili. All’altare, hanno concelebrato don Gianni Grondona assistente della Comunità di San Benedetto, don Claudio Ghiglione, parroco nella chiesa omonima, p. Andrea De Caroli, parroco delle Vigne, don Fully Doragrossa. Con loro anche il sacerdote cileno Juan Barraza.
La croce sull’altare porta incise le parole di don Andrea, un motto e un monito: “Dimmi chi escludi, ti dirò chi sei”. “L’eresia che ci unisce a don Andrea – spiega don Ciotti – è credere che l’amore di Dio non è un tribunale ma un ospedale, che la Chiesa non è la porta di guardia dei perfetti ma l’approdo dei feriti: persone migranti, senza casa, malate nel fisico o nello spirito, vittime di dipendenze, sfruttate. Il Regno è già qui, nascosto come seme sotto la neve che si prepara a germogliare, in mezzo a tante violenze, tante ferite inflitte alle persone e all’ambiente. Dobbiamo lottare contro i genocidi ma anche contro gli ecocidi.” E l’anniversario di don Gallo, viene ricordato durante la preghiera dei fedeli, cade proprio nel giorno della Giornata Mondiale della Biodiversità.
Don Ciotti cita il contesto internazionale, le politiche migratorie, il trattamento punitivo dei CPR (Centri di Permanenza per il Rimpatrio), gli inferni del sistema carcerario, la diminuzione delle tutele e dei diritti in tanti settori del vivere sociale. Ricorda i 25 anni del G8, la morte di Carlo Giuliani. Appesa al leggio c’è una bandiera palestinese, accostamento che racconta tutto don Gallo e quel cattolicesimo che non teme di sbilanciarsi, si schiera e si fonde con l’attivismo: “Troppe prudenze – osserva don Ciotti – troppe deleghe e mezze parole anche in ambienti ecclesiali. Non ci possiamo permettere di non intervenire in quello che sta accadendo. Mai la violenza, ma è necessario metterci la faccia.”
Don Luigi ricorda che per l’amico don Andrea la pace era ed è strettamente collegata alle nostre relazioni quotidiane, alla scelta tra accoglienza ed esclusione, tra condivisione e condanna. “Ripenso alle lacrime di don Andrea per i suoi 50 anni di messa, accando alle trans, agli amici della strada, alla famiglia della Comunità. Piangi quando vivi momenti in cui ricapitoli il senso della tua vita evangelica. Perché, ricordiamocelo, don Andrea non ha mai distinto tra credenti e non credenti ma sul Vangelo è stato molto esigente e ci ha mostrato con chiarezza che tutti dobbiamo imparare a stare alla tavola dei poveri”.
Il programma della Comunità San Benedetto per ricordare don Gallo
“Dimmi chi escludi” è anche il titolo degli eventi che la Comunità San Benedetto al Porto ha in programma per ricordare don Andrea, ”un progetto culturale e sociale – ricorda la Comunità – gratuito e aperto a chiunque, in collaborazione e con il contributo di Fondazione Carige per ringraziare la città di tutto il supporto nei decenni e per portare avanti l’eredità di Don Gallo e continuare a tradurla in atti concreti”. Due gli appuntamenti: il 23 maggio in piazza del Carmine, con la partecipazione tra gli altri di Moni Ovadia e il 30 maggio in piazza Matteotti, con il concerto di molti artisti, tra cui Ex-Otago, Federico Sirianni, Vinicio Capossela.
