Zuppi: una Chiesa libera di annunciare, radicata in Cristo e vicina alle persone

Al centro dell’introduzione al Consiglio Episcopale Permanente della CEI, il rapporto tra evangelizzazione, prossimità e rinnovamento della Chiesa. Il cardinale richiama il Cammino sinodale, la testimonianza di san Francesco, la scuola, la cura delle persone fragili e la pace.

Una Chiesa «libera di annunciare, perché radicata» in Cristo e «vicina alla vita delle persone». È questa la prospettiva indicata dal card. Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della CEI, nell’introduzione ai lavori del Consiglio Episcopale Permanente, riunito a Roma dal 21 al 23 settembre.

Il punto di partenza è la comunione. Per Zuppi, ascoltarsi, condividere le responsabilità e cercare insieme come servire le comunità non sono semplicemente questioni organizzative, ma fanno parte dell’annuncio stesso del Vangelo. Una Chiesa che vive relazioni autentiche e impara a camminare insieme può diventare, in una società segnata dalla fragilità dei legami, «un faro di speranza».

Annunciare significa incontrare le persone

Il cardinale insiste quindi sulla necessità di un annuncio «mai disincarnato». La Chiesa, sottolinea, non può limitarsi a parlare a chi già la ascolta, ma è chiamata a incontrare le persone nelle loro domande, nel lavoro, nello studio, negli affetti e nelle preoccupazioni quotidiane.

Da qui l’importanza del dialogo con la cultura, con la ricerca scientifica, l’arte, la politica e tutti gli ambiti nei quali le persone cercano di comprendere sé stesse e costruire il futuro. «La fede non ha paura della ricerca della verità e del dialogo», afferma Zuppi, richiamando l’invito di papa Leone XIV a una Chiesa meno preoccupata di conservare ciò che possiede e più libera di annunciare Cristo.

La prossimità, però, non può rimanere un concetto astratto. Riprendendo l’immagine evangelica del buon samaritano, il presidente della CEI ricorda che «prossimi ci si fa, prossimo si diventa»: occorre fermarsi, avvicinarsi e assumersi la responsabilità concreta della vita dell’altro.

Una Chiesa missionaria e capace di verificarsi

In questo orizzonte si colloca anche l’attuazione delle indicazioni emerse dal Cammino sinodale italiano. Zuppi richiama la necessità di verificare le strutture e le forme organizzative della Chiesa perché siano realmente al servizio della sua missione.

La domanda, in particolare, è se le strutture esistenti siano ancora le più adatte a esprimere «l’indole missionaria della Chiesa». Nessuna organizzazione, osserva, può diventare più importante della libertà di annunciare il Vangelo.

Il cardinale invita inoltre a valorizzare percorsi differenti di evangelizzazione e di vita comunitaria, senza limitarsi alle sole strutture parrocchiali. In una società complessa e nelle grandi città, sostiene, c’è bisogno di esperienze diverse, purché animate dallo stesso desiderio di comunicare il Vangelo.

Cinquant’anni dopo il Convegno di Roma

Uno dei passaggi centrali dell’intervento riguarda il cinquantesimo anniversario del primo Convegno ecclesiale nazionale, celebrato a Roma nel 1976. Zuppi riprende l’intuizione di allora secondo cui anche l’Italia, nonostante la sua lunga tradizione cristiana, è un Paese da evangelizzare.

A distanza di mezzo secolo, il contesto sociale, culturale e religioso è profondamente cambiato. Il cardinale invita tuttavia a non leggere questa trasformazione in chiave pessimistica. La diminuzione della pratica religiosa e i cambiamenti nelle generazioni non devono diventare motivo di inerzia o di chiusura.

«C’è bisogno di evangelizzare», ribadisce Zuppi, sottolineando però che la storia spirituale del popolo italiano non può essere misurata soltanto attraverso statistiche ed efficacia organizzativa. La speranza nasce dalla convinzione che il Vangelo continui ad avere una forza di attrazione e che vi siano molteplici esperienze attraverso cui esso può essere annunciato.

San Francesco, testimone di semplicità evangelica

Alla vigilia dell’ottavo centenario del transito di san Francesco d’Assisi, che la Chiesa italiana celebrerà il 4 ottobre ad Assisi, Zuppi presenta il Santo come un testimone particolarmente attuale.

Francesco, osserva, ha posto Cristo al centro e ha annunciato il Vangelo con semplicità, umanità e prossimità. La sua testimonianza richiama oggi la necessità di credenti capaci di costruire relazioni autentiche, accogliere i poveri, educare, custodire il bene comune e promuovere la pace.

Il riferimento assume particolare rilievo di fronte allo scenario internazionale. Zuppi rilancia le parole di papa Leone XIV sulla «preoccupante riabilitazione della guerra come strumento di politica internazionale» e ribadisce che solo la pace può porre fine ai conflitti che continuano a insanguinare il mondo.

La scuola e la cura delle persone fragili

Nella parte conclusiva, il presidente della CEI dedica attenzione alla scuola, definita un «cantiere del nostro futuro comune». L’educazione, secondo Zuppi, deve accompagnare le persone a confrontarsi con il limite, riconoscendo che la crescita umana passa anche attraverso la consapevolezza della propria finitudine.

Da qui il richiamo al tema del fine vita e alla necessità di rafforzare le cure palliative, la terapia del dolore, l’assistenza domiciliare e negli hospice, insieme al sostegno alle famiglie e ai caregiver. La dignità della persona, sottolinea, non diminuisce con la malattia, la fragilità o la dipendenza dagli altri.

Infine, Zuppi richiama la recente decisione delle Sezioni Unite civili della Corte di Cassazione sull’autonomia della Chiesa nella gestione delle risorse dell’otto per mille, collegandola alla responsabilità di garantire una puntuale verifica istituzionale e la trasparenza nell’utilizzo delle risorse.

A fare da sintesi dell’intervento è la preghiera a san Francesco: diventare «operatori di pace», testimoni di una pace che nasce da Cristo. Una prospettiva che, nelle parole del presidente della CEI, unisce la radicazione nella fede e la prossimità concreta alle persone, chiamando la Chiesa italiana a rinnovare con fiducia il proprio impegno missionario.