Leone XIV ai vescovi italiani: “Abbiate il coraggio dell’essenziale”

Il Papa all’Assemblea generale della CEI: “La Chiesa non misuri la sua forza con i numeri, ma con il Vangelo vissuto”

Una Chiesa meno preoccupata di conservare strutture e più libera di annunciare Cristo. Comunità capaci di ascolto, partecipazione e missione. Una fede che si trasmette attraverso relazioni vive e non soltanto percorsi formali. È il cuore del discorso che Papa Leone XIV ha rivolto questa mattina ai vescovi italiani, riuniti in Vaticano per l’82ª Assemblea generale della Conferenza Episcopale Italiana. Nel suo intervento, pronunciato nell’Aula del Sinodo, il Pontefice ha tracciato alcune priorità per il cammino della Chiesa in Italia: centralità del Vangelo, rinnovamento dell’iniziazione cristiana, stile sinodale permanente e una pastorale capace di leggere i segni del tempo senza paura.

“La messe è abbondante”

Il Papa ha riconosciuto le difficoltà del tempo presente, segnato – ha detto – da “stanchezza, frammentazione e solitudine”, oltre che dalla fatica nel trasmettere la fede alle nuove generazioni. Ma ha invitato i vescovi a non fermarsi a una lettura pessimistica della realtà. “Gesù, guardando le folle, non vede un problema da risolvere, vede una messe”, ha ricordato Leone XIV, richiamando il passo evangelico di Luca. Da qui l’invito ad assumere “lo sguardo del Risorto”, capace di riconoscere i segni della presenza di Dio anche nelle fragilità del presente.

Il Vangelo al centro

Nel discorso è tornato con forza il tema dell’evangelizzazione. Citando san Francesco d’Assisi, la Evangelii nuntiandi di Paolo VI e la Evangelii gaudium di Papa Francesco, Leone XIV ha ribadito che “la priorità è il Vangelo”. Una domanda attraversa tutto l’intervento: quale volto di Dio traspare oggi dalla vita delle comunità cristiane? Il Papa ha chiesto ai vescovi di interrogarsi sul modo in cui la Chiesa annuncia Cristo nella predicazione, nella catechesi, nella liturgia e nella carità.

Iniziazione cristiana e comunità vive

Particolarmente significativo il passaggio dedicato all’iniziazione cristiana, che il Pontefice ha definito non semplice preparazione ai sacramenti, ma “grembo” capace di generare alla fede. La trasmissione della fede, ha spiegato, avviene dove esistono comunità vive e accoglienti: comunità che pregano, ascoltano la Parola, celebrano l’Eucaristia, si prendono cura dei poveri e accompagnano famiglie e giovani nelle loro fatiche quotidiane. “Dove l’ascolto è vero – ha affermato – la comunità non si chiude in sé stessa, ma diventa luogo di discernimento e di missione”.

Sinodalità come stile permanente

Ampio spazio è stato dedicato anche al Cammino sinodale delle Chiese in Italia. Leone XIV ha chiesto che il percorso compiuto non resti un’esperienza straordinaria, ma diventi “stile permanente”. La partecipazione ecclesiale, ha sottolineato, “non è una concessione”, ma un’esigenza della comunione e della missione. Da qui l’invito a verificare concretamente il funzionamento degli organismi di partecipazione e a rendere sempre più efficace il servizio della CEI alle Chiese locali.

“Il coraggio dell’essenziale”

Il passaggio più forte del discorso è arrivato nel finale, quando il Papa ha invitato i vescovi ad avere “il coraggio dell’essenziale”. “Il Signore non ci chiede di misurare la fecondità della Chiesa con i criteri del numero, della visibilità o dell’influenza”, ha detto Leone XIV, ricordando che la vera forza della Chiesa nasce dalla “logica della piccolezza”. Da qui una serie di appelli concreti: il coraggio di parrocchie missionarie e accoglienti, di una catechesi permanente, di ascoltare i giovani “senza addomesticarne le domande”, di lasciarsi evangelizzare dai poveri e di costruire una Chiesa sempre più al servizio della comunione. Il discorso si è concluso con l’affidamento alla Vergine Maria e con la benedizione ai vescovi italiani e alle loro comunità. “L’Italia – ha detto il Papa – ha bisogno di questa testimonianza”.