Tempo del Creato: la conversione ecologica parte dal cuore

(Foto: SIR)

Venerdì 2 ottobre la Veglia del Creato ecumenica a Sampierdarena

Leone XIV nel messaggio per il tempo del Creato rilancia l’espressione conversione ecologica riferendosi innanzitutto a quanto scritto da papa Francesco nella Laudato si’: “La grande ricchezza della spiritualità cristiana, generata da venti secoli di esperienze personali e comunitarie, costituisce un magnifico contributo da offrire allo sforzo di rinnovare l’umanità. Non si tratta tanto di parlare di idee, quanto soprattutto delle motivazioni che derivano dalla spiritualità al fine di alimentare una passione per la cura del mondo in quanto manca una conversione ecologica, che comporta il lasciar emergere tutte le conseguenze dell’incontro con Gesù nelle relazioni con il mondo che li circonda e Vivere la vocazione di essere custodi dell’opera di Dio”.

Come casa dell’umanità, la nostra terra è maltrattata e si rende necessario un cambiamento e il rimedio è, deve essere nel cuore di tutti. Più che di “transizione”, infatti, è preferibile parlare di conversione ecologica perché non si tratta di un passaggio ma di un’alternativa culturale che contiene anche una dimensione di pentimento, di svolta, di un volgersi verso una più profonda consapevolezza e verso una riparazione del danno arrecato. “Conversione” esprime una nota di coinvolgimento personale, la necessità di un cambiamento personale ed esistenziale.
Tocca a noi! Purtroppo noi pensiamo che la storia la facciano i governi, le istituzioni ma siamo noi ad avallare governi e istituzioni e quindi non possiamo esimerci da aspetti quali la democrazia e la partecipazione. Come scritto più volte siamo di fronte ad assunzione di responsabilità non in nome di interessi di parte, personali o collettivi, ma in nome del bene comune, di questa umanità in una terra alla deriva.

Se desideriamo un futuro, una civiltà ecologicamente ed eticamente sostenibile occorre una rifondazione culturale e sociale. Ripartire da quelle motivazioni che sono alla base del nostro essere e del nostro vivere È un cambiamento radicale del nostro modo di vivere, di produrre e di consumare. Per noi cristiani significa lasciarsi illuminare e guidare dalle “opere del Signore”; prendere coscienza del valore delle cose, dei beni naturali, renderci conto che non si può progredire all’infinito. Questo significa riscoprire la consapevolezza del limite e adoperarsi per una vita più semplice. Cambiare gli stili di vita non vuol dire solo cambiare abitudini usi e pratiche ambientali (riducendo gli sprechi e l’eccesso) ma cambiare – convertire appunto – anche sé stessi.

L’articolo integrale su Il Cittadino n. 32