Il Vangelo di domenica 27 settembre
XXVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO A
Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 21,28-32In quel tempo, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: «Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli. Si rivolse al primo e disse: “Figlio, oggi va’ a lavorare nella vigna”. Ed egli rispose: “Non ne ho voglia”. Ma poi si pentì e vi andò. Si rivolse al secondo e disse lo stesso. Ed egli rispose: “Sì, signore”. Ma non vi andò. Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?». Risposero: «Il primo».
E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. Giovanni infatti venne a voi sulla via della giustizia, e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, avete visto queste cose, ma poi non vi siete nemmeno pentiti così da credergli».
1 – Ezechiele – Questo sacerdote del tempio di Gerusalemme è il profeta che provoca peccatori e credenti con una sfida: ‘Non è retta la mia condotta – dice il Signore – o non è retta la vostra? Se l’ingiusto desiste dalla sua ingiustizia, egli fa vivere se stesso’. Ecco la vera ragione che deve convincerci alla conversione: la salvezza è dono di Dio, ma è già anche nelle nostre mani. Ciascuno è un po’ salvatore di se stesso! Lo esprime bene S. Agostino con un principio famoso : ‘Chi ti ha creato senza di te, non ti salverà senza di te’ (Natura e grazia 27,31). Per la salvezza occorre anche la piena cooperazione della nostra intelligenza e volontà.
2 ‑ Due categorie ‑ I1 Vangelo ribadisce questo discorso mettendo a confronto il comportamento dei due figli: uno dice ‘no’ al papà, ma poi obbedisce; l’altro invece dice ‘sì’, ma poi non fa niente. Nei confronti della vita e della salvezza non serve fare grandi promesse e bei discorsi: servono i fatti. La colpa peggiore non è quella di sbagliare, ma quella di non far nulla: ‘Non chi dice: Signore, Signore entrerà nel regno dei cieli, ma chi fa la volontà del Padre mio’ (Vangelo). E’ proprio vero che l’uomo vale quanto vuole.
3 ‑ Pubblicani e prostitute – ‘E’ venuto a voi Giovanni nella via della giustizia, e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto’(Vangelo). Il fatto stesso di essere stati salvati fin dall’inizio con il battesimo, non deve esimerci dall’impegno quotidiano per meritarci la salvezza. Questa convinzione potrebbe, forse, ingenerare in noi una mentalità ipocrita e lassista: ci sentiamo ormai a posto con Dio e con tutti, e non ci passa nemmeno nell’anticamera della coscienza di chiedere perdono a Dio e agli altri. Invece nei pubblicani e nelle prostitute del Vangelo, evidentemente, si trova quel ‘di più’ che li rende meritevoli di perdono: la coscienza di avere sbagliato, l’umiltà di confessarlo, il pentimento sincero di redimersi, la buona volontà di cambiare vita! Questa è la psicologia del convertito, che fa la differenza…
4 ‑ Una riflessione e un consiglio ‑ Guardiamo un momento con spietata lucidità a certa mentalità ‘cristiana’ che ammette tutto, anche fatti terribili, quali: l’aborto, l’eutanasia, ogni licenza nella libertà, l’esclusivo interesse egoistico a danno di poveri, di onesti e di indifesi. Non è forse meglio una ‘prostituta’ che, forse, è soltanto vittima di sfruttamento? Possiamo ancora tacere o essere conniventi con questo sistema pass-par-tout? Il consiglio saggio ci viene ancora da S. Paolo nella Lettera ai Filippesi: ‘Conservate l’unione dei vostri spiriti, non cercate il vostro interesse. Abbiate in voi i medesimi sentimenti che furono in Cristo Gesù, il quale, pur essendo di natura divina, svuotò se stesso, facendosi obbediente fino alla morte di croce’. Letteralmente: svuotarsi per essere ricolmi di Dio.
