Comunità diocesana
La gioia dell’incontro e delle relazioni fra le persone
FESTA PATRONALE A SANTA MARIA DELLA VITTORIA – IMPORTANZA DELLA VITA COMUNITARIA
«Ma che bello, quanto è vitale questa parrocchia, non c’è dalle mie parti qualcosa così…». Elena si guarda intorno stupita mentre parla. È venuta a sentirmi suonare alla festa patronale insieme al suo ragazzo (nonché mio amico da 20 anni). Loro due e Caramel, bellissimo cagnolone, si sono fatti 40 minuti di autostrada (e qui si vede la ventennale amicizia), dopo i quali hanno scoperto una realtà che non si aspettavano.
Genova. Sopra il quartiere popolare di Sampierdarena, risalendo il Fossato (nome completo: via San Bartolomeo del Fossato, ma essendo un serpentone di asfalto che striscia salendo incuneato tra i palazzi, tutti qui lo chiamiamo “il Fossato”), si arriva a Santa Maria della Vittoria, una chiesa che sembra un capannone industriale, una discutibile struttura architettonica (ma pare che se si chiede a un architetto sia considerabile di pregio) alla quale comunque tutti qui sono affezionati.
Il quartiere, Mura Angeli, è un paese nella città. Tutti abbiamo fatto le elementari qui, tutti siamo passati per questa parrocchia, che sia per catechismo, animazione o momenti di comunità come la messa (e il dopo messa) di Natale. Questo senso di collettività quasi tribale è quello che rende Mura Angeli un quartiere vivo, sicuro, sereno, e la nostra festa patronale un evento così sentito.
Per tre giorni l’anno, ormai da più di 20 anni, tutti qui sanno che da giorno a notte si può passare dalla Chiesa a mangiare, fare due chiacchiere, ascoltare un po’ di musica. Giovani in magliette bianche fanno giocare i bambini al pomeriggio, e la sera volano tra i tavoli servendo panini con la salsiccia, ravioli, birre e tante altre creazioni divine prove del fatto che Dio ci ama e ci vuole felici (semicit. Benjamin Franklin).
Uomini e donne del coro, volontari della Caritas e dei servizi chiesa, pensionati e giovani, animatori e catechisti si improvvisano baristi, camerieri, dj, cuochi, coi risultati straordinari di qualcosa che si fa non per dovere ma perché ci diverte, ci appassiona.
L’avvicendarsi di sacerdoti capaci di creare una rete, la voglia di stare insieme e un quartiere che sa di paese e come tale vuole continuare a vivere, con spazi e momenti di incontro reale: ecco come va avanti, come cresce la festa patronale di Mura Angeli.
Sì, cresce, come una piantina curata con attenzione. Ogni anno c’è una piccola struttura in più a offrire leccornie sul piazzale, qualche famiglia in più si ferma a cena, qualche adolescente in più che non frequenta la parrocchia viene comunque a proporsi come volontario per servire ai tavoli.
La formula della magia è soprattutto la presenza di tante persone che ci credono. Non solo al divino in sé, quanto alle sue promanazioni terrene, le sue manifestazioni nella gioia dell’incontro, dell’impegno reciproco spalla a spalla per fare qualcosa di bello per poi goderne, insieme. La scelta costante di impegnarsi per portare avanti relazioni umane, la ricetta segreta di ogni bella storia d’amore, che porta in parallelo a gustarne i frutti.
Torniamo così a Elena, al suo sguardo ammirato e spaesato che passa sulla folla rumorosa seduta a mangiare, sui camerieri che viaggiano avanti e indietro come staffette, sulle griglie che sfrigolano e le casse che ruggiscono la musica della band che si esibisce al momento sul palco.
«Che bello, è davvero molto vitale». Vitale. La festa patronale qui non è omaggiare un’idea di amore con la teoria, ma viverla nella pratica, nell’incontro, nella condivisione di un tavolo, una canzone, un gioco e una risata.
In un momento storico che ci sembra sempre più buio, questi momenti non sono fughe dalla realtà: sono luci nella notte.
Ci fosse una festa patronale di Mura Angeli in ogni quartiere del mondo, non ci sarebbe più nessuno a lanciare bombe; sarebbero tutti impegnati a stare bene in compagnia.
Alessandro Magrassi