«Genova, il mio luogo del cuore»

Intervista al Card. Angelo Bagnasco per i suoi 60 anni di sacerdozio

Il 29 giugno di 60 anni fa, il 1966, il Cardinale Angelo Bagnasco è stato ordinato sacerdote. La Chiesa di Genova intende festeggiare questa importante e bella ricorrenza in occasione della Solennità di San Giovanni Battista, Patrono della Città. Per questo, mercoledì 24 giugno l’Arcivescovo Emerito alle ore 10.45 celebrerà in Cattedrale la S. Messa Solenne. Il Cardinale Bagnasco è stato Arcivescovo di Genova dall’agosto 2006 al maggio 2020. Contestualmente, è stato anche Presidente della Conferenza Episcopale Italiana (2007-2017) e delle Conferenze Episcopali Europee (2011-2016).
Lo abbiamo incontrato per ripercorrere insieme le principali tappe della sua vita sacerdotale.

Eminenza, che cosa ha rappresentato per lei il ministero sacerdotale?
Una grazia sconfinata, un dono inatteso, certamente immeritato. È stato qualcosa che ha segnato profondamente tutta la mia vita. La vocazione è nata nella parrocchia, con molta semplicità, guardando i miei sacerdoti: il parroco, i viceparroci che si sono succeduti negli anni.
Tutta la vita ruotava attorno alla chiesa parrocchiale, in Piazza Sarzano. Quella era la nostra piazza, il nostro campo da gioco. Nella Genova degli anni Cinquanta gli spazi erano pochi e quella piazzetta era il centro della nostra vita. Ricordo ancora i due materassai che lavoravano lì: quando il pallone finiva sulla loro lana ce lo restituivano una o due volte, poi magari lo bucavano e ci dicevano di andare a giocare altrove. Nessuno protestava: né noi né i nostri genitori.
C’erano ancora le macerie della guerra e, in quel contesto, la vita parrocchiale, il servizio da chierichetto iniziato a sei anni, tutto è stato il terreno nel quale il Signore ha voluto seminare la vocazione.
Quando ha saputo che sarebbe tornato a Genova come arcivescovo, quali sentimenti ha provato?
Ricevetti la lettera di nomina il 22 agosto 2006, festa di Maria Regina. Lo ricordo perché la presenza della Madonna ha segnato spesso il mio cammino sacerdotale ed episcopale, rassicurandomi e sostenendomi. Provai una grande gioia, ma naturalmente, perché tornavo nella mia città. Ma anche una certa trepidazione. Tornare nella propria terra, dove si conoscono tante persone, i compagni di scuola, gli amici, suscita inevitabilmente qualche interrogativo: come sarò accolto?
Devo dire che fui accolto in modo splendido, oltre ogni aspettativa, sia dal clero sia dalla gente. In particolare dalle persone del centro storico e dei vicoli, luoghi ai quali mi sento profondamente legato e dove ho sempre cercato di tornare il più possibile. Ancora oggi, quando posso, ci vado volentieri: è come respirare l’aria di casa.

L’intervista integrale su Il Cittadino n. 23