Comunità diocesana
Solennità di San Lorenzo e Giornata dei Diaconi permanenti
Padre Marco Tasca: «La nostra gratitudine ai Diaconi e alle loro famiglie per il servizio alla Chiesa»
È stata un’Eucaristia vissuta nel segno del rendimento di grazie quella celebrata nella Cattedrale di Genova in occasione della festa di San Lorenzo. Una celebrazione che ha riunito diversi motivi di gratitudine: la memoria del patrono della Cattedrale, la Giornata dei diaconi permanenti e il riconoscimento per quanti, ogni giorno, si prendono cura della vita della Cattedrale e del suo servizio alla comunità.
Nell’omelia, l’Arcivescovo ha rivolto innanzitutto un augurio a quanti portano il nome di Lorenzo, Lorenza e nomi affini, affidandoli alla protezione del santo. Particolare attenzione è stata quindi dedicata ai diaconi permanenti, per i quali San Lorenzo è patrono.
«È davvero un motivo per ringraziare il Signore per questi fratelli che si mettono al servizio della Chiesa», ha sottolineato, ricordando come nella diocesi siano presenti alcuni diaconi permanenti e altri siano in cammino di preparazione. Il diaconato permanente, ha spiegato, non deve essere considerato una risposta alla carenza di sacerdoti né un semplice «ripiego» davanti alle necessità pastorali. È invece «una vocazione che il Signore dà», una chiamata riconosciuta dalla Chiesa e dal Vescovo.
Un ministero che coinvolge anche le famiglie, in particolare le mogli dei diaconi sposati, alle quali l’Arcivescovo ha rivolto un ringraziamento particolare per il loro accompagnamento e per la corresponsabilità vissuta nella missione dei loro mariti.
La celebrazione è stata anche l’occasione per ringraziare il Capitolo dei Canonici della Cattedrale, chiamati a custodire non soltanto l’edificio, ma soprattutto la sua vita spirituale, anche attraverso il ministero della confessione. Un grazie è stato rivolto ai volontari impegnati nell’accoglienza e nel servizio d’ordine, soprattutto durante le celebrazioni diocesane, al Collegium Laurentianum e alla Cappella Musicale della Cattedrale, per il servizio svolto nell’animazione delle liturgie.
«Eucaristia vuol dire rendere grazie», ha ricordato l’Arcivescovo, indicando proprio nella gratitudine la chiave di lettura della celebrazione. Un rendimento di grazie al Signore per le persone e le realtà che custodiscono e animano la Cattedrale e che, insieme alla comunità, si affidano all’intercessione di San Lorenzo.
Il Signore, riparo e aiuto
A guidare la riflessione è stato quindi il brano del Siracide proposto dalla liturgia. Un testo che si presenta come una preghiera di lode di una persona che ha sperimentato concretamente la salvezza di Dio: «Ti loderò, Signore, ti canterò, Dio mio Salvatore, perché sei stato mio riparo e mio aiuto».
Da qui l’Arcivescovo ha sviluppato una riflessione sui «nemici» che ogni persona può incontrare. Non soltanto quelli esterni, ma soprattutto quelli interiori: le paure, la «lingua ingannatrice», le «labbra menzognere». Sono questi, ha osservato, alcuni dei nemici più veri con i quali ciascuno è chiamato a confrontarsi e imparare a misurarsi.
La risposta indicata dal Siracide è il ricordo della misericordia di Dio: «Mi ricordai, o Signore, della tua misericordia, dei tuoi benefici, perché tu sei vicino a quelli che sperano in te». Ricordare, nella prospettiva biblica, non significa però affidarsi a un sentimento generico o a un ricordo vago. È fare memoria concreta dell’agire di Dio nella storia.
Da qui l’invito a chiedere al Signore la grazia di «ricordare» sempre più la sua presenza, la sua misericordia e la sua bontà. Una memoria che nasce dalla conoscenza della Parola, dalla meditazione della legge del Signore, dall’ascolto dei profeti e dalla conoscenza della storia della salvezza.