San Giovanni Battista. Il vescovo Tasca alla città: “La risposta alle sfide del presente sono le relazioni”

La solennità di San Giovanni Battista, il 24 giugno – festa di genovesi in antichi costumi e di confraternite, dell’Arca con le ceneri del Battista portata a spalla fino al mare, perché la città sia benedetta – è il giorno in cui città e chiesa si specchiano, si appartengono senza confondersi, si ritrovano al crocevia di una storia, delle sue tradizioni, tra fede e identità. “Ma non è una festa identitaria – afferma p. Marco Tasca, Arcivescovo di Genova – quanto piuttosto una festa che ci unisce tutti, credenti e non, che ci invita a mettere al centro il valore delle nostre relazioni, a sentirci vicini gli uni gli altri per affrontare le nostre difficoltà, farcene carico, cercare soluzioni.”

Non a caso, il 24 giugno, l’Arcivescovo rivolge un discorso alla città e alla chiesa ma, nelle proporzioni degli argomenti, più alla città che alla chiesa. E’ l’occasione per offrire alcune sottolineature al dibattito pubblico, alle istituzioni, alla collettività, lo sguardo cristiano sui problemi e sulle risorse che attraversano la città, la feriscono e la curano. Il modello è appunto quello del Precursore, Giovanni Battista: “La voce di Giovanni – sottolinea p. Marco Tasca – richiama alla verità, ma apre sempre alla speranza. Per questo oggi desidero guardare alla nostra città con realismo, senza nasconderne le difficoltà, ma senza cedere allo scoraggiamento.”

Nel suo discorso (sul sito chiesadigenova.it il testo integrale), p. Marco Tasca tocca in particolare i temi della piena dignità di ogni persona e di ogni età. Parla di malattia, disabilità, solitudine: “Una ‘povertà silenziosa – dice – che trascende le generazioni e oggi accompagna l’uomo in tutte le fasi della sua vita. Non è solo mancanza di compagnia: è perdita di legami, di senso della vita, di appartenenza alla società.” 

Parla di giovani in una città tra le più anziane al mondo: giovani che faticano a trovare una collocazione, un lavoro stabile e ben remunerato, una base solida su cui dare un futuro alle proprie relazioni affettive. “È una generazione – osserva l’Arcivescovo – che ha sperimentato precocemente la fragilità del futuro. A questo si aggiunge la crisi demografica, che sta caricando sulle spalle dei giovani la responsabilità di sostenere sistemi pensati per un equilibrio demografico che non esiste più.”

Padre Marco ricorda il lavoro, che a Genova “presenta alcuni segnali positivi, con circa 243 mila lavoratori, il valore più elevato degli ultimi anni” ma si scontra con una “persistente criticità della rete infrastrutturale regionale” che rischia “di frenare le potenzialità del nostro territorio” e con alcune situazioni preoccupanti, su cui “la Chiesa genovese, attraverso la presenza dei Cappellani del lavoro, tiene alta l’attenzione: penso ad Acciaierie d’Italia, a Piaggio Aero, al comparto delle riparazioni navali, a Esaote e a tutte quelle realtà produttive che garantiscono lavoro qualificato e sostengono il tessuto economico della città.” 

Riprendendo i temi dell’enciclica “Magnifica Humanitas” di papa Leone, p. Marco afferma che “fatte salve le straordinarie opportunità offerte dalle nuove tecnologie nei campi della conoscenza, della salute, della comunicazione, è decisivo per il futuro salvaguardare l’uomo dal ‘paradigma tecnocratico, che attribuisce agli algoritmi capacità di intervenire in processi decisionali che riguardano il lavoro, l’economia, la sanità, l’istruzione e la comunicazione.”

Per la Chiesa di Genova, la risposta alle sfide del presente sono le relazioni, i tessuti connettivi della città, con le sue parrocchie, le sue “risorse straordinarie nel volontariato”, le “reti capillari di assistenza e solidarietà”. “È l’amore sociale di cui parla Papa Francesco nell’Enciclica Fratelli Tutti – ricorda p. Tasca – una dimensione che nasce da un cuore capace di leggere le difficoltà e le fragilità degli altri.” 

Anche al suo interno, la Chiesa pone il valore della fraternità al centro del cambiamento avviato con il Cammino sinodale: p. Marco cita la fraternità di parrocchie, il cammino di riforma della curia, la formazione permanente dei “5 sabati”, la scuola Evangelii Gaudium, l’impegno diocesano sul tema della pace, il servizio ininterrotto ai poveri.

“Vogliamo continuare a dialogare in maniera costruttiva con le istituzioni e con tutte le realtà locali – conclude l’Arcivescovo – affinché nessuno sia lasciato indietro e perché il bene comune rimanga il criterio che orienta ogni scelta. Guardiamo al futuro con fiducia.”