Il Vangelo di domenica 28 giugno

XIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO A

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 10,37-42

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: “Chi ama il padre o la madre più di me non è degno di me; chi ama il figlio o la figlia più di me non è degno di me; chi non prende la sua croce e non mi segue, non è degno di me.
Chi avrà trovato la sua vita, la perderà: e chi avrà perduto la sua vita per causa mia, la troverà.
Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato.
Chi accoglie un profeta come profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto come giusto, avrà la ricompensa del giusto.
E chi avrà dato anche solo un bicchiere di acqua fresca a uno di questi piccoli, perché è mio discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa”.

1 ‑ Eliseo ‑ Il profeta del Signore riceve accoglienza cordiale e generosa in casa di una famiglia di Sunem. Dice la donna al marito: ‘Io so che è un uomo di Dio, è un santo colui che passa sempre da noi’. La ricompensa di Dio non si fa attendere: ‘L’anno prossimo, in questa stessa stagione, tu terrai in braccio un figlio’. Dunque è sempre il Signore che passa fra noi quando una creatura ‑ pro­feta o no ‑ ci fa del bene. Parola di Gesù: ‘Chi accoglie voi, accoglie me; chi accoglie me, accoglie colui che mi ha mandato’. Applicando questo fatto alla nostra vita interiore, possiamo dire che, quando accogliamo la volontà del Padre celeste, nasce sempre in noi il Figlio suo Gesù. E’ successo a Maria, spiritualmente succede anche a noi.   

2 – Gesù – La vita di Gesù è l’esempio più alto dell’amore di Dio per tutti gli uomini. Egli, facendosi uomo, unisce nell’unità della sua Persona tutto l’amore del Padre per gli uomini e tut­ta la vita degli uomini per Dio. Infatti nell’uomo Gesù è presente ogni singolo uomo con il suo carico di progetti, problemi, sofferenze, necessità. Egli però chiede a ogni suo discepolo di fare altrettanto: ‘Chi ama il padre o la madre o il figlio più di me, non è degno di me. ­Chi non prende la sua croce e non mi segue, non è degno di me’. Questo amore sublime ‑ il dono della propria vita per la sal­vezza di tutti ‑ è la ragione da anteporre a tutto il resto!

3 ‑ Il principio evangelico – Esso è il più grande paradosso della storia: ‘Chi avrà trovato la sua vi­ta, la perderà: e chi avrà perduto la sua vita per causa mia, la troverà’. Questo principio ha una portata enorme, tanto che costituisce il centro e il riassunto del vangelo di Gesù. In tal modo viene definita la vita nel senso più alto e vero: ‘Vuoi spendere bene la tua vita? Perdila, cioè donala!’. I fatti confermano che, se uno non si perde, cioè non si dà-per-amore, spreca davvero la sua vita. E’ su questo punto che vengono a confronto e si scontrano le due opposte concezioni della vita: quella del mondo (prendi!) e quella di Gesù (perdi!).

4 ‑ La logica del bicchiere d’acqua – ‘Chi avrà dato un solo bicchiere d’acqua fresca a uno di questi piccoli, perché è mio discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa’ (Vangelo). La prima soddisfazione morale consiste nella certezza di non aver buttato via la vita, di essere stato utile a qualcuno. Ebbene, quando tu hai donato qualcosa di te, sia pure una briciola di tempo e di forze – appunto, un bicchiere d’acqua ‑, senti dentro di te che non hai perduto nulla, anzi, ti sei arricchito di amore. Ecco la vera ricompensa della vita: il resto non conta. E’ tutta qui la sconvolgente logica del Vangelo. Basta un piccolo sorso di amore!

5 ‑ Le scelte – Quindi la vocazione fondamentale della vita umana è che es­sa diventi un dono per tutti. All’interno di questa scelta fondamentale – S. Paolo la chiamerebbe: ‘il battesimo nella morte di Gesù’ – si devono compie­re tutte le altre: la famiglia, il lavoro, il volontariato a tempo determinato, la vita di consacrazione totale nel sacerdozio o nella vita religiosa. Anche oggi la vera sfida cristiana al mondo avvie­ne esclusivamente in questi termini: o per me o per gli altri.