Cultura
Mauro Pirovano, una vita per il teatro
18a edizione del Festival dell’Acquedotto, nel cuore della Val Bisagno
Diciottesima edizione per il Festival teatrale dell’Acquedotto, dal 13 giugno al 31 luglio, quest’anno dedicata al tema “Derive e approdi”.
Prodotto dal Teatro dell’Ortica, il Festival continuerà, anche quest’estate ad attraversare la Val Bisagno per raccontarne le storie e i personaggi. Derive e approdi, metaforicamente, lungo il Torrente Bisagno e lungo il fiume della vita, seguendo il flusso di quelle che sono le storie di ciascuno di noi.
Anima e ideatore di questo Festival, che costituisce un appuntamento importante e atteso nelle attività culturali estive genovesi è Mauro Pirovano, che da 18 anni con entusiasmo, passione e dedizione porta in Val Bisagno e non solo una rassegna che mette insieme cultura, arte e valorizzazione del territorio.
Mauro, da 18 anni con questo Festival rendi protagonista e fai conoscere la Val Bisagno, portando qui teatro, musica e cultura…
Sì, l’essenza del nostro festival è lasciarsi trasportare da un flusso di storie, incontri e teatro, trovando ogni volta nuovi approdi. Da anni il nostro percorso segue simbolicamente il Bisagno, l’acqua e l’antico acquedotto: un filo conduttore che accompagna gli spettacoli e le iniziative. Ma la vera filosofia del festival è valorizzare il territorio e, soprattutto, le persone che lo abitano e lo hanno abitato in passato. Portare gli eventi in luoghi particolari significa anche aiutare gli stessi residenti a riscoprire bellezze che spesso non conoscono. Pensiamo a Sant’Eusebio: interno di una scuola sono conservati numerosi murales realizzati da Emanuele Luzzati, un patrimonio artistico poco noto anche a molti genovesi.
Torna anche quest’anno il tuo impegno con le “Stondaiate”, un format apprezzatissimo dal pubblico. Qual è il programma?
Torna “L’ötöio o fa l’elemoxina a-a gexa” a San Martino di Struppa e poi si va avanti fino alla fine di luglio. Concludo un percorso che ha raccontato tutti gli oratori della Val Bisagno. Emergono tante curiosità e i confratelli racconteranno l’oratorio e la vita confraternale di oggi. Il tema che fa da cappello alle “Sundaiate” è però la Grande Genova. Nel 1926 La Val Bisagno entrò a far parte della Grande Genova. Pensiamo a quanti servizi offre ancora oggi: Volpara, Iren, e ante altre realtà produttive del territorio.
C’è uno spettacolo a cui tieni particolarmente in questa edizione?
Tengo molto a “Cent’anni di solitudine”, il progetto dei nostri laboratori teatrali dedicato al 1926, l’anno in cui Molassana, Struppa e gli altri comuni della valle entrarono nella Grande Genova. Ho scelto questo titolo perché, nonostante siano passati cent’anni, la Val Bisagno conserva ancora una forte identità. Ancora oggi si sente dire: “Andiamo a Genova”, come se la valle fosse qualcosa di distinto dalla città. Non vuole essere una polemica. È un gioco, una riflessione affettuosa su un territorio che continua a custodire le proprie tradizioni e il proprio carattere.