Chiesa e Mondo
Sinodalità, il tempo delle scelte
Dove stanno andando la Chiesa italiana e la Diocesi di Genova?
cco di incontri e aspettative, la Chiesa è arrivata a un passaggio decisivo. Non basta più ascoltare. Non basta più discernere. È venuto il tempo di scegliere. Il messaggio chiaro dei documenti conclusivi (Per una Chiesa sinodale, comunione, partecipazione, missione, 2024; Lievito di pace di speranza, 2025) è una riforma verso una “conversione missionaria” che deve diventare vita concreta, stile quotidiano, deve tradursi in scelte operative.
È qui che oggi si trova anche la nostra Chiesa genovese: davanti a un bivio che non può essere più rimandato. Conservare l’esistente o generare qualcosa di nuovo? La conservazione rassicura, significa proteggere ciò che conosciamo. La missione inquieta: è accettare di camminare verso ciò che ancora non conosciamo.
La vera domanda non è se la Chiesa cambierà. La Chiesa sta già cambiando: vogliamo subire il cambiamento o trasformare il processo sinodale in profezia? In gioco non c’è soltanto la continuità di un processo avviato, ma la sua maturazione. È richiesto il coraggio di una conversione completa: della mentalità, delle relazioni, delle strutture. Non più solo limitarci a raccontare ciò che abbiamo ascoltato, ma decidere che cosa sperimentare.
Fraternità e formazione sono i due pilastri della trasformazione in senso missionario da cui si è cominciato nella Chiesa genovese.
Fraternità è la parola chiave del nuovo modello di diocesi prefigurato dal 2024 dalla Lettera pastorale del Vescovo. Formazione è l’altra parola chiave, realizzata per ora con due iniziative complementari che supportano la trasformazione in atto verso le fraternità di parrocchie: i “cinque sabati” della Formazione diocesana e la Scuola Evangelii Gaudium per catechisti-animatori di comunità parrocchiale.
Siamo sulla buona strada? A che punto siamo?
Nella nostra Chiesa, dagli incontri di formazione, dalle buone pratiche che stanno nascendo nei vicariati e nelle fraternità la dimensione spirituale viene percepita come fondamentale e ovunque stanno aumentando esperienze sinodali, centrate sulla preghiera, sull’ascolto e sul discernimento. Sul secondo passaggio, quello della partecipazione, la situazione al momento sembra più critica: le comunità sembrano nel complesso desiderose di cambiare ma al tempo stesso temono di perdere i propri punti di riferimento.
Siamo pronti? Non eravamo pronti cinque anni fa quando abbiamo iniziato il nostro cammino sinodale a Multedo in un edificio industriale in disuso, in un periodo ancora a rischio pandemia… Non lo siamo probabilmente nemmeno adesso. Non siamo pronti, ma continuiamo a essere in cammino. sicuri che la Chiesa non vive per conservare sé stessa. Vive per annunciare il Vangelo, Gesù risorto in mezzo a noi.
*Referente diocesana del Cammino sinodale
L’articolo integrale su Il Cittadino n. 21
