La Chiesa italiana e il percorso sinodale dei prossimi anni

(Foto Sir)

L’Assemblea Generale della CEI

Dal 25 al 28 maggio la Conferenza Episcopale Italiana è riunita a Roma per la 82ª Assemblea Generale. Il giorno di apertura ha coinciso con la presentazione della prima enciclica di papa Leone “Magnifica Humanitas”: “Con apostolica franchezza – ha osservato il Card. Matteo Zuppi, Arcivescovo di Bologna e Presidente della CEI, nella sua introduzione ai lavori dei vescovi italiani – l’Enciclica ci ricorda che quel Papa (Leone XIII, ndr) «rispondeva con realismo e sapienza che l’annuncio del Vangelo non può dimenticare la vita concreta dei popoli» (MH 3). Come Leone XIII si misurò non con generiche «cose nuove», ma con la rerum novarum cupiditas, cioè la bramosia di esse, così Leone XIV aiuta tutti, cattolici e cristiani di altre tradizioni, credenti e non credenti, singoli e popoli, a guardare senza infingimenti ai rischi che ci stanno davanti e a cercare senza pigrizia ciò che può salvare il bene insostituibile della dignità umana, lasciandosi «provocare dalle domande» (MH 45) di questa generazione, diverse da quelle delle generazioni passate, ma uguali in un’urgenza che il Papa sottolinea.” Sul tavolo di questa 82° assemblea, il tema fondamentale dell’orizzonte pastorale per la Chiesa Italiana dei prossimi anni: “L’’attenzione dell’Assemblea – scrive la CEI – si concentra sulle Linee di orientamento per il cammino delle Chiese in Italia e su alcune determinazioni per la ricezione del Cammino sinodale: i Vescovi saranno chiamati ad approvare una prospettiva pastorale per i prossimi anni, portando a frutto il percorso sinodale.”


Le scelte sinodali che attendono la Chiesa italiana
Nel discorso del Card. Zuppi la sinodalità diventa vaglio delle scelte future della Chiesa italiana: “Oggi – ha osservato il presidente CEI – la nostra Chiesa ha uno stile, un metodo per essere testimone: si chiama sinodalità. (… ) Non riguarda solo alcune procedure. Riguarda il modo in cui ascoltiamo, decidiamo, esercitiamo l’autorità, accogliamo i conflitti, riconosciamo i carismi, assumiamo le responsabilità. In questa Assemblea, cominceremo a mettere a fuoco alcuni nodi decisivi: l’annuncio del Vangelo, l’iniziazione cristiana, l’istituzione strutturata dei Consigli pastorali, la corresponsabilità e la trasparenza nella gestione economica diocesana, un processo di verifica e revisione dello Statuto e del Regolamento della Conferenza Episcopale Italiana. (…) Si tratta di rendere più ecclesiale ciò che facciamo. La collegialità è anche discernimento condiviso, esercizio evangelico dell’autorità, comunione che dà forma alla missione.”


“La verità del Vangelo non è un territorio da difendere”
Come Chiese in Italia, ha commentato ancora Zuppi “ci piace fare nostro l’invito ad accogliere la verità come dono da condividere e non come possesso da esigere. Ci impegniamo a tradurre l’aspirazione verso la verità più profonda (cfr. MH 11) con scelte concrete che animeranno l’orizzonte pastorale dei prossimi anni, come peraltro il Papa ci ha chiesto nel nostro primo incontro del giugno 2025. Sentiamo, infatti, il pericolo di un fondamentalismo della verità, interpretata come forza delle proprie ragioni da imporre agli altri a qualunque costo, che ci rende chiusi al dono dello Spirito Santo e alla forza del messaggio di Gesù. La Chiesa non alza né pianta bandiere di conquista, ma cammina nella storia avviando processi di incarnazione della fede. Se «la verità non è un territorio da difendere, ma un bene da condividere» (MH 25), dobbiamo accettare che la verità del Vangelo cresca nel tempo, maturi «dentro l’intreccio concreto delle vite, delle comunità e delle culture» (MH 25).”

“La comunità cristiana non è il luogo dei perfetti”
Il Card. Zuppi lo afferma con chiarezza in un altro passaggio della sua introduzione: “Guai alla tentazione di comunità di presunti puri! Diventeremmo tutti dei fratelli maggiori che non comprendono non solo il minore ma lo stesso Padre! Siamo chiamati a essere santi, cioè pieni dell’amore di Dio, come solo la grazia di Dio può permettere. La comunità è il luogo di coloro che si lasciano riconciliare, il luogo del dialogo tra diversi. Per questo può diventare, anche nella società, laboratorio di umanità: non perché possiede soluzioni immediate, ma perché continua a credere che, annunciando il Signore Risorto, nessuno debba essere lasciato solo, scartato, straniero in casa propria”.

Vaticano, 26 maggio 2026. Assemblea Generale della CEI. L’interventoi di mons. Cesar Essayan, vicario episcopale di Beirut dei Latini