Carcere Pontedecimo: celebrata la S. Messa per S. Basilide

Lunedì 30 giugno per il patrono della Polizia Penitenziaria

Nella mattinata di lunedì 30 giugno, la Casa Circondariale di Pontedecimo ha celebrato la festa di San Basilide, patrono della Polizia Penitenziaria, con la Santa Messa presieduta da Mons. Gianni Grondona, Vicario Episcopale per la Comunione ecclesiale, la Sinodalità e la Vita Consacrata. Concelebrante Mons. Giacomo Martino, cappellano dell’istituto. La celebrazione si è svolta all’aperto, in uno degli angoli più suggestivi dell’istituto: un piccolo bosco di ippocastani e faggi che circonda le sezioni maschile e femminile e custodisce al centro una statua della Madonna. Un luogo che trasmette silenzio e spiritualità, ideale per un momento di raccoglimento e riflessione. Mons. Grondona, entrando in questa “cappella naturale”, ha condiviso un ricordo personale legato a quel luogo, un tempo scenario delle sue passeggiate giovanili, prima che l’istituto venisse costruito. Un richiamo alla memoria che ha contribuito a creare un clima familiare e raccolto, radicato nella storia e nella vita del territorio.
Alla Messa erano presenti la direttrice della Casa Circondariale, dottoressa Paola Penco, il comandante della Polizia Penitenziaria, dottor Stefano Bruzzone, alcuni agenti, personale amministrativo e tecnico, volontari delle Associazioni attive all’interno del carcere e suor Giulia, delle Suore Brignoline, figura di presenza evangelica discreta e costante.


Durante l’omelia, Mons. Grondona ha offerto una profonda riflessione ispirata al brano della Genesi in cui Abramo intercede per le città di Sodoma e Gomorra. Un testo che ci mostra un Dio che ascolta e un uomo che non si arrende nel cercare il bene anche dove tutto sembra perduto. È questa la sfida quotidiana in carcere: riconoscere nell’altro, anche nel detenuto, una persona ancora capace di bene. Richiamando la figura di San Basilide, soldato romano convertito al cristianesimo grazie alla testimonianza della giovane martire Potamiena, don Gianni ha evidenziato come anche nei luoghi più oscuri possa germogliare la santità. La grazia di Dio agisce anche dove sembra impossibile, e chi lavora, vive o presta servizio in carcere è chiamato a esserne testimone.


Un messaggio di speranza e responsabilità che ha toccato profondamente i presenti, quotidianamente impegnati in un contesto dove la giustizia umana si esprime attraverso la pena, ma dove non deve mai mancare il volto della misericordia.


Visitare i carcerati – ha ricordato don Gianni – è un’Opera di Misericordia. Non è solo un gesto esterno: è una chiamata a custodire l’altro, a sostenerlo nel suo cammino, affinché nessuno si senta dimenticato.
Una celebrazione semplice, ma densa di significato, che ha fatto risuonare nel cuore dell’istituto parole di fede, impegno e speranza.