Una comunità che condivide le fatiche apre strade di speranza

IL 15 NOVEMBRE LA DECIMA GIORNATA MONDIALE DEI POVERI. POVERTÀ NON È SOLO UNA QUESTIONE ECONOMICA.
ASCOLTARE LE SOLITUDINI E IL DISAGIO, APRIRE STRADE DI SPERANZA

Domenica 15 novembre celebreremo la decima Giornata mondiale dei poveri. Papa Leone XIV ha scelto come tema le parole del Salmo 14: «Il Signore è il rifugio del povero» (Sal 14,6). Nel suo Messaggio ci ricorda che non si tratta soltanto di una parola di consolazione, ma di un criterio per verificare la qualità della nostra fede e della nostra vita sociale. Quando Dio e l’altro vengono dimenticati, non viviamo più gli uni accanto agli altri, ma gli uni sopra gli altri: prevalgono il dominio, lo scarto e l’indifferenza. I poveri, così, vengono privati non soltanto del necessario per vivere, ma anche di una parola, di un volto e di relazioni capaci di restituire loro dignità.
Povertà, assenza di legami
La povertà, infatti, non si misura soltanto attraverso ciò che manca, ma anche attraverso l’assenza di legami, il sentirsi invisibili, il non avere qualcuno a cui rivolgersi nei momenti difficili. La solitudine può accompagnare la precarietà economica, ma attraversa anche altre età e condizioni sociali: riguarda gli anziani, i giovani, le famiglie, chi vive un fallimento o una fragilità che non riesce a condividere. È una ferita spesso silenziosa, che può rendere ogni difficoltà più pesante e restringere la possibilità di immaginare un futuro diverso.
Per la nostra Chiesa diocesana, la domanda diventa allora concreta: siamo davvero capaci di essere segno di un Dio che si fa rifugio per chi è fragile? Sappiamo raggiungere le persone là dove vivono le loro fatiche, ascoltarle senza giudicarle e offrire loro non soltanto una risposta ai bisogni, ma una relazione in cui possano sentirsi riconosciute? Nell’ottavo centenario della morte di san Francesco, il Papa ci invita a metterci nei panni dei poveri, ad ascoltarli e a dare loro la parola. Significa riconoscerli non come destinatari passivi di aiuto, ma come persone portatrici di una storia, di risorse e di diritti.

Presbitero, Vicario episcopale per il servizio della carità Diocesi di Genova

L’articolo integrale su Il Cittadino n. 38