TEMPO DEL CREATO. Conversione ecologica è traghettare all’altra riva, una persona dopo l’altra

Quando parliamo di conversione ecologica, siamo come il gigante della già citata Lettera a San Cristoforo di Alexander Langer (vedi Il Cittadino nr. 32). Immaginiamo questo gigante che trasporta una ad una le persone da una sponda all’altra di un fiume impetuoso. A noi non interessano le masse. Attraverso il nostro convertirci nella prospettiva di cambiare in meglio il vivere di questo mondo, ci sforziamo di avvicinare le persone, di tessere quelle relazioni che, con la grazia di Dio, possono trasportare molti al di là della turbolenza, della fragilità e dell’incertezza del tempo. Anche il nostro è un trasporto a spalla! Faticoso, lento, che contrasta con la velocità in cui siamo immersi, travolti, affogati. Siamo schiavi della velocità e della macchina. Si vuole andare, fare presto e si resta imbottigliati nel traffico caotico, confuso e competitivo dei nostri consumi, desideri bruciati, falsi bisogni. Senza pensiero. Voler arrivare primi, apparire “super”, meglio. Oltrepassare i limiti, voler addirittura andare oltre l’umano – e a questo proposito non sarebbe male una lettura comunitaria dell’enciclica Magnica Humanitas – smarrendo il senso del vivere, le relazioni, il rapporto personale, l’amicizia. Alla fin fine si cercano cose, si affida lo star bene alle cose. La società di oggi fa coincidere ciò che è bene con il di più. Tocca a ciascuno di noi tentare di convertire questa tendenza iniziando dalla nostra conversione. Ripensarsi, immaginare, andare oltre l’ideologia dominante che privilegia precise categorie di persone e mette da parte le sempre più evidenti fragilità ambientali, morali, sociali e i poveri materiali e spirituali. Se ognuno di noi trasportasse (a spalla) una persona all’altra riva, verso sponde più serene, non sarebbe poca cosa.
Parlare di conversione ecologica non è proporre ricette, tantomeno rivolgersi alla intelligenza artificiale. Come considerato all’inizio di questo breve percorso un primo passo per vivere la conversione ecologica è indicato da papa Leone: “Occorre fare un esercizio contemplativo. Contemplare le opere del Signore e assumersi responsabilità” personale e comunitaria. Personale e comunitaria perché “non basta che ognuno sia migliore per risolvere una situazione tanto complessa come quella che affronta il mondo attuale.
La conversione ecologica che si richiede per creare un dinamismo di cambiamento duraturo è anche una conversione comunitaria per non soccombere a un consumismo senza etica e senza senso sociale e ambientale.

L’articolo integrale su Il Cittadino n. 33