Comunità diocesana
Aree interne. Laboratori di corresponsabilità
In un recente incontro a Benevento (31 agosto – 1 Settembre) la Conferenza Episcopale Italiana ha messo al centro il tema delle “Aree Interne” nell’ambito di un percorso, avviato nel 2021, che ha l’obiettivo – scrive la CEI – di “condividere buone prassi e individuare nuove prospettive per quelle comunità chiamate a confrontarsi con trasformazioni pastorali, sociali e demografiche” nei territori lontani dai centri urbani. L’incontro ha dato l’opportunità a diversi vescovi, con ampie aree interne nella propria diocesi, di confrontarsi e mettere a fuoco proposte capaci di incidere concretamente sulla vita di quei territori, azioni radicate nelle loro realtà e dinamiche.
Anche nella nostra diocesi, nonostante una gran parte delle Aree interne si trovino ai confini di Genova e gli odierni spostamenti, per ragioni di studio o lavoro, abbiano apparentemente cancellato i confini, queste aree hanno e mantengono caratteristiche diverse dalla grande città. Sono nato e vissuto a Genova fino a che non mi sono sposato e da allora vivo nell’Alta Val Polcevera e precisamente nella Valverde, ma solamente con il passare degli anni ho potuto capire e apprezzare cosa in realtà sono le Aree interne: una preziosa testimonianza di corresponsabilità, ecclesiale e sociale, tra tutti coloro che si occupano del bene della comunità.
Prendo ad esempio una recente e bella iniziativa promossa dal Comune di Campomorone per valorizzare, con alcuni incontri, le chiese del territorio: Santo Stefano di Larvego, Gallaneto, Langasco e Isoverde.Un’attenzione che ha visto lavorare insieme l’Istituzione, alcuni studiosi di Storia e Arte, le Confraternite, gli Oratori, le Associazioni, le Società Operaie Cattoliche. Durante gli incontri è emersa la bellezza della nostra realtà, in particolare delle nostre Chiese, la fatica e la ferrea volontà di mantenere vive le tradizioni e i luoghi di Culto. Ogni realtà presente nelle Aree interne ha un proprio carisma e una propria vocazione che vanno riscoperti alla luce dello spirito sinodale che stiamo vivendo e che caratterizzerà gli anni a venire. Parte del Cammino è già stato tracciato dal nostro Arcivescovo con la lettera Pastorale “Evangelizzazione, Sinodalità e Fraternità di parrocchie”.
Come emerso durante l’incontro di Benevento, bisogna creare e studiare azioni specifiche per valorizzare e preservare queste Aree. Tutte queste realtà devono conoscersi, coordinarsi e lavorare insieme mantenendo le proprie specificità e riscoprendole se assopite nel corso degli anni, inserendole nei nuovi contesti sociali e nel Cammino che anche la Chiesa Genovese ha intrapreso. Certo non è un cammino facile, richiede sacrifici, ascolto reciproco e cambiamenti che non sempre siamo propensi ad accettare. Corresponsabilità è la parola chiave per lavorare insieme, in primis con i nostri sacerdoti che richiedono sempre di più l’aiuto dei fedeli laici in queste vaste Aree; ma è necessaria un’analisi dettagliata dei territori per capire dove lavorare maggiormente sia per la Pastorale ma anche nel sociale, considerando i cambiamenti che coinvolgono anche i nostri territori, come l’immigrazione e la necessità sempre in crescita di nuovi spazi di aggregazione in particolare per i giovani e gli anziani.
Riscoprendo il dono che abbiamo ricevuto con il Battesimo e i carismi che ognuno ha, pregando e facendo discernimento, ma anche lavorando insieme a tutti gli attori sul territorio nel rispetto reciproco, potremo dare veramente l’avvio a iniziative nuove o rilanciare quelle presenti per rivalutare e vivere in pienezza le nostre Aree interne.
Massimo Daffra