Genova e Liguria
Un porto di pace: trasparenza sul traffico di armi
Sciopero del 30 ottobre: il dibattito interpella lavoratori, istituzioni e comunità cristiana sulla responsabilità di costruire la pace
Venerdì 30 ottobre i lavoratori del porto di Genova incroceranno le braccia per uno sciopero proclamato dai sindacati di base e dal CALP – Collettivo Autonomo Lavoratori Portuali che coinvolge centinaia di porti in 17 stati e quattro continenti nel mondo. Il no al traffico di armi nei porti è la principale rivendicazione, che fa risuonare una sensibilità che anima i lavoratori del porto di Genova da molti anni: su questi temi nel giugno del 2021 incontrarono Papa Francesco e nell’aprile del 2022 promossero una manifestazione che prese le mosse dalla cattedrale di San Lorenzo, dove ricevette il saluto del nostro arcivescovo. Il tema è di bruciante attualità. Da un lato la produzione di armi è in costante incremento, dall’altro i governi sembrano avere dischiuso la porta alla possibilità della guerra come strumento di risoluzione delle controversie. Lo sciopero dei portuali interroga dunque la città e la comunità cristiana.
La Chiesa riconosce la liceità solo della guerra difensiva, fallita ogni altra via di mediazione. Vieta l’uso di armi di distruzione totale e limita la costruzione alle sole armi difensive, escludendo l’esportazione. La corsa agli armamenti è condannata senza riserve come concreta ed esplosiva minaccia alla pace. Di fronte a questo, Papa Leone ci chiede di sfuggire alla tentazione di considerare la guerra come ineluttabile e come sottratta alle nostre possibilità di intervento e ci richiama ad una corresponsabilità che parte dalla necessità di essere artigiani di pace, a cominciare dalla realtà in cui viviamo.
Un osservatorio sul traffico delle armi in porto
In questo senso, desta interesse l’iniziativa promossa dall’associazione Weapon Watch in collaborazione con il CALP per la creazione di un osservatorio sul traffico delle armi nel porto di Genova. L’iniziativa vede come protagonista istituzionale il Comune di Genova che ha elaborato una proposta per la costituzione dell’osservatorio, promossa dai capigruppo della maggioranza e per cui è avviato un iter in consiglio comunale. È un’iniziativa che merita attenzione e che, ove attuata con cura e dialogo, potrà costituire un elemento virtuoso nella direzione di un porto di pace in cui le esigenze produttive non contrastino con quelle tensioni etiche che trovano un riscontro anche nella legge dello Stato, la numero 185 del 1990, che, in applicazione dell’articolo 11 della Costituzione, vieta la vendita di armi a paesi belligeranti.
Una esigenza di trasparenza per un’architettura di pace
L’osservatorio, nell’idea dei suoi promotori, non va ad ostacolare le dinamiche produttive del porto, ma mira a consentire un flusso continuo di informazioni sul transito delle armi e, possibilmente, sulla loro destinazione. Questo risponde ad un’esigenza di trasparenza e di comunicazione continua con la cittadinanza che ha diritto di sapere quale sia il flusso di armi all’interno dell’asset produttivo più importante della città. Non è quindi un interesse circoscritto ai lavoratori portuali ma riguarda tutta la città. La trasparenza nelle informazioni, che una recente sentenza del Consiglio di Stato, proprio in relazione ai dati sul traffico di armi nei porti, ha confermato essere un diritto che non può essere sacrificato a impalpabili esigenze di sicurezza nazionale, è un presupposto che, nel consentire all’opinione pubblica di avere una fotografia del reale, permette di coltivare l’ambizione di un porto di pace che si poggia sul rispetto della legge 185/1990. In questo senso, l’osservatorio si pone come un’architettura di pace.
Il confronto tra le diverse esigenze – etiche e di produzione – è la cifra realistica in cui si deve tradurre il desiderio di pace, che urla la necessità che i meccanismi di profitto non calpestino il bisogno di fratellanza. L’impegno a dare vita all’osservatorio sembra essere la traduzione di quei principi di pace insegnati da Papa Francesco e cui ci richiama anche Leone XIV nella recente Magnifica Humanitas (215): “Nessuno è senza responsabilità. Ognuno dispone di un proprio ambito di azione e lì – non altrove – è chiamato a scegliere se alimentare la logica della forza (anche solo con indifferenza, cinismo, menzogna, odio), oppure custodire la logica della pace (con verità, sobrietà, prossimità, cura).”
Don Gianni Grondona e il Tavolo Giustizia, Pace e Integrità del Creato (GIUSPIC)