Persone migranti e rifugiate. Non solo diritti ma volti da riconoscere

DOMENICA 27 SETTEMBRE LA GIORNATA MONDIALE

«Anche uno solo di questi bambini». Papa Leone XIV sceglie queste parole di Gesù per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato di Domenica prossima, 27 settembre. Non parla anzitutto di numeri, confini o percentuali. Parla di persone. «Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me». Ogni essere umano ha una dignità infinita e il Papa chiede un cambio di prospettiva: passare dalla semplice gestione dei flussi alla tutela concreta dei diritti umani.
Quest’anno ricorrono anche i 75 anni della Convenzione di Ginevra sui rifugiati, nata per affermare un principio che dovrebbe essere ovvio: chi fugge da persecuzioni e violenze ha diritto a cercare protezione. Nessuno chiede un’accoglienza indiscriminata. Serve un’accoglienza programmata, controllata, capace di trasformarsi in integrazione, lavoro e autonomia. Esistono i corridoi umanitari che consentono di riconoscere prima chi ha diritto alla protezione e permettergli di arrivare legalmente in aereo. Restano però una piccola esperienza. L’Italia, come parte dell’Europa, ha scelto invece anche di spostare fuori dai propri confini la gestione delle migrazioni, contro la Convenzione di Ginevra stessa, con i centri in Albania e, in modo diverso, attraverso gli accordi con la Libia per fermare le partenze. Il risultato è che migliaia di persone restano intrappolate proprio in Libia, dove violenze, torture e detenzioni arbitrarie sono documentate da anni.
Genova racconta bene un altro paradosso. Gli arrivi sono stati fortemente ridotti, mentre ai CAS (Centri di Accoglienza Straordinaria) viene chiesto di mantenere posti, strutture e personale disponibili. Chi è già accolto, invece, può rimanere nei centri anche 4 o 5 anni. Non è previsto l’insegnamento della lingua italiana e mancano servizi sociali e psicologici adeguati e persone fragili, che avrebbero bisogno di strutture specializzate ma spesso rimangono nelle grandi comunità anche dopo il riconoscimento della protezione.

(*) Sacerdote, Coordinatore Ufficio Migrantes Diocesi di Genova

L’articolo integrale su Il Cittadino n. 32