La parola

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Il commento alla seconda lettura della Liturgia della Parola

Il vangelo di questa domenica è una delle pagine più belle, più intense e più caratteristiche di Luca, sono le famose parabole della misericordia che l'evangelista raccoglie insieme, in una cornice assai significativa: Gesù è circondato da pubblicani e peccatori che lo ascoltano e questa scena indica non un fatto isolato, ma un dato permanente e originale della vita e dell'attività di Gesù, che spesso stabilisce un rapporto familiare con queste persone, stando a mensa con loro e destando lo scandalo e la mormorazione dei 'giusti', dei farisei e degli scribi.

Nella lettura domenicale del vangelo di Luca, stiamo percorrendo i capitoli della grande 'inserzione' lucana, da 9,51 a 19,28, sezione propria del terzo evangelista, il quale, nella cornice del viaggio di Gesù a Gerusalemme, raccoglie e dispone tradizioni proprie e tradizioni comuni a Matteo, secondo un proprio ordine. Il passo offerto alla nostra meditazione si svolge sulla strada: Gesù è in cammino, circondato da molta folla, e davanti a questo uditorio di discepoli e simpatizzanti richiama le condizioni di una sequela radicale.

Nel vangelo proposto alla nostra riflessione, Gesù appare come colui che riconduce l'uomo alla radice ultima delle questioni che possono sorgere nella sua esperienza; un anonimo nella folla chiede a Gesù una parola autorevole che induca suo fratello a dividere l'eredità, e il Maestro, come spesso accade, risponde in modo strano, inatteso: “O uomo, chi mi ha costituito giudice o mediatore sopra di voi?”.

Nella parte iniziale del capitolo 11, offerto alla nostra riflessione, Luca raccoglie un'intensa catechesi sulla preghiera, gesto e dimensione essenziale della vita di fede: la preghiera del Pater che Gesù consegna ai suoi, è collocata in un contesto differente dalla versione di Matteo, più conosciuta e quotidianamente sulle labbra dei credenti.

La scena evangelica che Luca ci offre in questa pagina, tante volte è stata interpretata quasi opponendo gli atteggiamenti delle due sorelle, Marta e Maria, e trasformandoli in simboli del lavoro attivo (Marta) e della contemplazione (Maria). In realtà, la logica del racconto non si muove secondo una linea alternativa, ed entrambe le due sorelle incarnano una posizione di autentica accoglienza verso Gesù, espressa in modi differenti, con una priorità che tuttavia è evidenziata nella conclusione del dialogo.

Alla domanda del dottore della legge, 'Maestro, che devo fare per ereditare la vita eterna?', Gesù risponde, richiamando due testi della Scrittura (Dt 6,5 e Lv 19,18), e mettendo al centro della vita non tanto delle opere da compiere, ma il dinamismo di un amore che abbraccia Dio e il prossimo: 'Amerai il Signore Dio tuo … amerai il prossimo'.

Nel vangelo di questa domenica, è proposto alla nostra meditazione il discorso della missione, che in Luca, a differenza di Matteo e Luca, è rivolto non ai Dodici, ma al gruppo di settantadue discepoli, inviati quasi a preparare l'arrivo di Gesù in città e villaggi.

Siamo a un punto di svolta nel vangelo di Luca, che ci accompagna in quest'anno liturgico: Gesù inizia il suo cammino verso Gerusalemme, e l'espressione dell'evangelista, tradotta letteralmente, 'rese di pietra il suo volto', racchiude un'allusione al terzo canto del servo del Signore in Is 50.6-7: 'Ho presentato il dorso ai flagellatori … non ho sottratto il volto agli insulti e agli sputi … resi la mia faccia dura come pietra'.

Questa domenica viene a coincidere con la festa della natività di Giovanni Battista, ultimo profeta e primo testimone di Gesù messia: il passo evangelico proposto alla nostra meditazione è tratto dai primi capitoli del vangelo di Luca, noti come 'vangelo dell'infanzia', nei quali, come in un dittico, sono introdotte le figure del Battista e di Gesù, con un evidente parallelismo di scene (annunciazione angelica - nascita - circoncisione e imposizione del nome).

Riprendiamo, con questa domenica, la lettura continua del vangelo di Luca, che ci accompagna nel tempo ordinario di questo anno liturgico: il passo offerto alla nostra riflessione è una pagina propria del terzo vangelo, che non ha paralleli negli altri sinottici. Gesù partecipa ad un banchetto, in casa di un fariseo, Simone, probabilmente di alto livello sociale: non disdegna la compagnia dei notabili, non ha preclusioni sociologiche o religiose verso i farisei, è venuto per tutti, per mostrare a tutti, ricchi e poveri, peccatori e giusti, il volto sorprendente di Dio.