La parola

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Il commento alla seconda lettura della Liturgia della Parola

Nella seconda tappa del cammino quaresimale, la liturgia propone il vangelo della trasfigurazione, un autentico squarcio di luce sul mistero di Gesù; in tutti i tre sinottici, quest'evento si colloca dopo il primo annuncio della passione, morte e risurrezione che si realizzeranno a Gerusalemme, e già in questa scelta degli evangelisti possiamo raccogliere una prima indicazione: colui che sarà oggetto del disprezzo e della derisione, come falso messia e pretendente al titolo regale, è davvero il Figlio, nel quale il Padre pone tutta sua compiacenza, e paradossalmente, proprio attraverso la

Entriamo nel grande tempo quaresimale con il vangelo delle tentazioni: Gesù è condotto dallo Spirito nel deserto, luogo che nell'esperienza d'Israele, acquista profonde risonanze. Il deserto, infatti, ricorda il cammino del popolo verso la Terra promessa, un cammino nel quale Israele ha conosciuto la prova della sua fede, e dove ha vissuto la cura di Dio; il deserto, nella tradizione profetica, è il luogo dove Dio parla al suo popolo, dove nel silenzio l'uomo è ricondotto all'essenziale.

Matteo apre il primo discorso di Gesù, il discorso del monte, con un testo di straordinaria intensità e bellezza, le celebri beatitudini, che rappresentano un apice del Vangelo, tanto che ogni parola di commento rischia d'impoverire o di ridurre questa proclamazione solenne del Signore.

Con questa domenica iniziamo la lettura quasi continua del vangelo che ci accompagna in questo anno liturgico, il vangelo di Matteo: dopo i primi capitoli, dedicati alle 'origini' di Gesù, Messia e Figlio di Dio (1-2), al ministero di Giovanni Battista, culminato nel battesimo del Signore (3) e alle tentazioni vissute da Gesù nel deserto (4,1-11), Matteo, seguendo l'ordine della narrazione di Marco, delinea la prima attività di Cristo, nel territorio della Galilea.

Il vangelo proposto alla nostra riflessione mostra una sua continuità con il mistero del Battesimo del Signore, celebrato la scorsa domenica, alla conclusione del tempo natalizio: infatti, il quarto evangelista, nel primo incontro tra Gesù e il Battista, allude all'esperienza battesimale del Signore, attraverso la testimonianza del profeta.

Matteo, come gli altri evangelisti, caratterizza l’inizio dell’attività pubblica di Gesù con il gesto del battesimo, ricevuto dalle mani di Giovanni, presso il fiume Giordano: un gesto scandaloso, che rappresenta una prima manifestazione del Signore. Non a caso, nella tradizione liturgica della Chiesa, il battesimo al Giordano è associato all’adorazione dei magi e al primo segno dell’acqua trasformata in vino, alle nozze di Cana, come una triplice “epifania”, rivelazione della gloria del Figlio di Dio, fatto uomo.

Il clima liturgico di questa quarta domenica d'Avvento è già tutto pervaso dalla contemplazione del grande mistero dell'Incarnazione, che si colloca al centro della celebrazione natalizia, e il vangelo proposto riflette questo orientamento. Si tratta di una pagina, tratta dai capitoli iniziali di Matteo, dedicati a mostrare l'origine di Gesù Messia d'Israele; dopo la genealogia, che apre lo scritto matteano, abbiamo la narrazione della nascita di Gesù Cristo, vista dal punto di vista divino.

Giovanni, il profeta che ci accompagna al mistero della venuta di Cristo tra noi, attraversa l'esperienza del buio, non solo perché, ingiustamente carcerato, sente forse avvicinarsi l'ora della suprema testimonianza, ma soprattutto perché è turbato nel cuore, davanti alla figura, così singolare di Gesù.

Il vangelo proposto alla nostra riflessione s'incentra sulla figura e la testimonianza di Giovanni il Battista: Matteo, seguendo lo schema di Marco, introduce la vita pubblica del Signore presentando la missione dell'ultimo profeta in Israele, come colui che ha avuto il compito e la grazia di poter indicare presente il Messia atteso.

Con questa domenica iniziamo il nuovo anno liturgico, nel quale saremo accompagnati dal vangelo secondo Matteo, ed entriamo nel tempo breve, ma intenso dell'Avvento: come noto, i vangeli che sono proposti alla nostra meditazione richiamano i caratteri fondamentali di questo tempo, orientato alla duplice venuta del Signore, la prima nell'umiltà della carne, e l'ultima nella pienezza della gloria.